martedì 31 marzo 2020

SCUDI DI QUIETE

Oggi il nostro Ministro dell’istruzione, quindi la persona che rappresenta tutti gli insegnanti, i dirigenti, gli alunni e tutti i genitori che hanno figli che frequentano una scuola, ha scritto una lunga lettera, molto informale, infatti ha usato un linguaggio semplice e familiare, per descrivere la situazione in cui ci troviamo.
Una lettera in cui ringrazia gli insegnanti, tutto il personale della scuola, come i nostri bidelli e le persone che lavorano in segreteria, ma soprattutto ringrazia i genitori e voi alunni.

Parla di tante cose, ma a me ha colpito molto quando dice: “C’è una scintilla di speranza che brilla nel buio di questi giorni, è il rinsaldarsi del rapporto tra scuola e famiglia”.

Ha pienamente ragione, noi insegnanti ce la mettiamo tutta, per imparare, informarci, pensare nuove strategie per insegnare in modo “diverso”, ma senza l’aiuto e la collaborazione costante e continua dei vostri genitori, non potremmo farcela.

Sempre nella solita lettera afferma che molti studenti, di quelli grandi però , le hanno scritto dicendole che per loro gli insegnanti sono “Scudi di quiete nella tempesta che infuria”.

Che bella immagine hanno trovato, io sarei come uno scudo, pronto a proteggervi, a custodire la vostra pace, ma anche a rappresentarvi, perchè lo scudo tanto tempo fa riportava sopra uno stemma, un disegno che simboleggiava la forza del casato cioè della famiglia che lo portava.
Invece gli alunni dicono di sentirsi “Monadi senza più finestre.” 
Provo a spiegarvelo per come l’ho capita io: gli studenti grandi si sentono un universo chiuso in se stesso. 
Questo  perchè voi siete il nostro universo, la parte più importante della nostra vita, ma in questo momento non avete abbastanza spazi per esprimervi, come un meraviglioso castello senza porte e finestre, da cui non si può uscire.

Allora forza, uscite da quel castello, (PUR RESTANDO IN CASA ovviamente!), guardate fuori da quelle finestre che non si devono chiudere, perchè lì fuori ci siamo noi ad aspettarvi, noi insegnanti insieme ai vostri genitori, più forti di prima.
Attenti però, perché io non avrò solo lo scudo, avrò anche lancia e frecce....per cercare di aprire la strada da qualsiasi ostacolo.

La Ministra termina la lettera con una frase che non è sua, ma che mette i brividi per la grande responsabilità che ci lascia.
 Ve la scrivo ma non ve la commento, dovrete capirla da soli, ma ricordate che è rivolta anche ai vostri genitori:

“Un buon insegnante colpisce per l’eternità; non può mai dire dove la sua influenza si ferma.”

         (Henry Brooks Adams) 


Chi volesse leggere la lettera può trovarla qui ———> LETTERA al-personale-agli-studenti-alle-famiglie

lunedì 30 marzo 2020

CHE IMMAGINAZIONE!

Buongiorno alla sera.
Voglio raccontarvi come qualche anno fa, quando mio figlio aveva circa quattro anni, mi fecero un bello sconto in un ristorante grazie alla sua immaginazione.
Il locale era molto affollato e noi, come al solito, un po’ rumorosi.
Il proprietario, che era anche il cameriere, si era avvicinato al nostro tavolo per prendere l’ordine, ma noi eravamo alle prese con una scelta talmente vasta di piatti succulenti che non riuscivamo a decidere.
Ad un certo punto una vocina interruppe tutte quelle chiacchiere e quei pensieri e disse a voce alta, quasi spaventandoci:
 “Guardate là quel masso! Che meraviglia!?” 

Era una frase un po’ fuori luogo in un ristorante, ma era stata pronunciata con così tanta sicurezza ed enfasi che tutti, compreso il cameriere e le persone ai tavoli vicini, ci girammo verso la parete che stava indicando mio figlio.

“Ma dove? Dissi io...
“ Lì sopra il mobile” rispose.

Ancora più incuriositi guardammo tutti meglio....sopra quel mobile non c’erano massi, e nemmeno quadri....ma allora?

Ci girammo tutti verso Alessio che imperturbabile stava ancora indicando con la manina verso l’infinito....
”Alessio, ma dove?”
E lui candidamente fece scivolare la sua mano sopra i pennarelli che avevamo portato per impegnarlo e ricominciando a disegnare ci disse: “ Niente, lo stavo immaginando”

Cominciammo tutti a ridere, compresi gli sconosciuti che sedevano vicino a noi e capimmo che la sua immaginazione ci aveva fregati tutti.

Al termine della cena il proprietario ci fece anche uno sconto e ci disse che si era proprio divertito. Noi andammo a casa felici per la serata, ma un po’ preoccupati perché pensavamo a quello che Alessio avrebbe potuto combinare in futuro grazie alla sua immaginazione.
Se fosse nato femmina avrei potuto chiamarlo Dory.


Ascoltate cosa combina Dory nel quarto capitolo...
Buon ascoltoe chi preferisse you tube clicchi qui DORY cap.4


domenica 29 marzo 2020

A DOMANI

Buongiorno alla sera.
È bellissimo leggere in alcuni dei vostri commenti: “A domani”
Mi riempie di sicurezza, di un senso di familiare, di conosciuto, come quando all’uscita da scuola ci salutiamo sulla porta e quasi senza guardarci ci diciamo”a domani”, perché è quello che vogliamo, che desideriamo, anche se alcune volte sento dire ad alcuni che a loro la scuola non piace.
In realtà ne siete tutti consapevoli, tutti lo desiderate, salutare per rivedersi.

Chi perché non vede l’ora di rivedere i propri amici, chi perché ama ascoltare storie o mettersi alla prova, chi perché è una sana abitudine, ma quel pensiero già al giorno dopo è un desiderio di speranza e di augurio.

Quando i primi giorni chiusero la scuola noi insegnanti eravamo preoccupatissimi, non solo  perché avremmo dovuto trovare il modo di mandarvi i compiti o le lezioni a casa, ma perché avevamo il terrore di perdere quel contatto umano fatto di sguardi, sorrisi e affetti, che a distanza sembrava impossibile dare ed avere.
Ammetto che sicuramente non è come avervi accanto, ma sentirsi dire a domani, come per un appuntamento importante, significa aver mantenuto un pochino di questo contatto emotivo.

Era quello che desideravo e speravo più di ogni altra cosa ed è quello che vorrei capiste tutti, ma proprio tutti quando vi dico quanto sia importante leggere questo nostro spazio.

Quindi oggi, anche se per alcuni non sarà il massimo, ascoltatevi le mie videolezioni, ognuno nella propria pagina di italiano qui a fianco e, con pazienza e buona volontà, pensate di passare qualche minuto con me ed i vostri compagni, sarà più coinvolgente e istruttivo.


Quindi buon divertimento e “A domani” 

sabato 28 marzo 2020

UNO SGUARDO

Buongiorno alla sera.
Uno sguardo vale più di mille parole e leggere in uno dei vostri commenti che una delle “nostre” mamme in questo periodo non usa le parole ma gli occhi perché lavora in ospedale, mi ha scatenato un turbinio di emozioni. Come un tornado i miei pensieri sono andati a tutti loro.


Ho Immaginato gli sguardi dei medici, degli infermieri e delle infermiere in questo periodo e li ho visti tutti bardati come dei palombari arrivare vicino ai malati per mostrargli solo i loro occhi. 



Una scena commovente e terribile.  

Commovente perché penso ai poveri malati che cercheranno in quegli occhi un po’ di consolazione, la speranza e l’affetto che non possono avere dai loro cari, ma nello stesso tempo terribile, in quanto quegli stessi occhi che donano amore a chi non si conosce, si riempiono l’anima e il cuore del dolore e dei ricordi che forse non possono più essere detti e dei mille pensieri indecifrabili di chi lotta per guarire. 
E sarà proprio grazie a quello scambio intimo e inaspettato di sguardi e di speranze che alla fine ce la faremo. 

Non mollate eroi, continuate a guardarci e portarci speranza, continuate a sorriderci con i vostri occhi affaticati, perché noi siamo tutti con voi, con i vostri occhi e con i vostri sguardi. 
Sarà il vostro miracolo, più importante di qualsiasi medicina. 
Ci ricorderemo dei vostri occhi, ve lo assicuro, non sarà la solita promessa che poi dimenticheremo. 

Anche Modigliani che era un abile artista di Livorno e che dipingeva spesso ritratti con i colli lunghissimi, spesso ritraeva le persone senza occhi. Diceva che non li dipingesse finché non fosse in grado di capire l’anima della persona che stava ritraendo, quindi ritrasse gli occhi solo a pochissime persone. 


Un suo amico, a cui aveva dipinto un occhio con la pupilla e l’altro senza gli chiese se fosse diventato pazzo, ma lui gli disse che così con un occhio poteva vedere il mondo e con l’altro poteva guardare dentro se stesso. 


Sicuramente se oggi Modigliani potesse ritrarre i medici e il personale che lavora negli ospedali dipingerebbe degli occhi enormi con delle pupille gigantesche, perchè in questo momento loro sono l’anima di tutti noi.

Grazie

venerdì 27 marzo 2020

IL GENIO

Buongiorno alla sera...
Visto che siamo nel fine settimana, riparliamo di un argomento un po’ fuori dal comune, sicuramente fuori dai famosi programmi scolastici, ma lo dovevo fare, è stato più forte di me, abbiate pazienza. 
Restare rinchiuso a casa mi fa pensare troppo e non so se per voi sia un bene o un male, lo scopriremo quando presto ci rivedremo....

Inoltre parlare dell’Infinito di Leopardi e poi di Dante Alighieri significa forse bruciare le tappe, ma noi puntiamo in alto, molto in alto e quindi non ce ne preoccupiamo, anzi, vediamo se riesco a rendere semplice un racconto difficilissimo. Provate a seguirmi:


Cos’è il genio...?...è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione...come dicevano in un vecchio film che mi fa sempre sbellicare dalle risate, o è immaginazione, studio, pazienza e perfezione, chissà....

Dante Alighieri è stato sicuramente un genio, un rivoluzionario della scrittura; è riuscito, scrivendo in dialetto fiorentino, che si chiamava volgare, a realizzare la più grande opera della letteratura italiana. 

Oggi dire volgare significa proprio del popolo, delle persone meno istruite e più ignoranti.
E infatti chi nel suo tempo non conosceva il latino era considerato ignorante, cioè che non sapeva. 

Dante non sapeva il greco antico, non lo aveva mai studiato; addirittura sbaglia a scrivere tutti i nomi greci che mette nella sua storia! Invece il latino lo conosceva, ma decide di non usarlo nel suo libro più famoso: la Divina commedia.

In questo libro Dante compie un viaggio incredibile e immaginario, iniziato probabilmente il 25 marzo, quindi qualche giorno fa, ma nel 1307!!! 
E durante questo viaggio, attraversa l’orrore dell’Inferno, per ritrovarsi, passando dal Purgatorio, in Paradiso.
Avete capito bene, proprio al cospetto di Dio.

Ed ecco il genio.....
Nel suo viaggio Dante capiva che si stava piano piano avvicinando a Dio, così ebbe un’idea: più la strada lo portava vicino  a Dio e più il suo linguaggio doveva diventare ricercato e difficile, per poi diventare, alla fine, difficilissimo.
Fu così che creò una lingua nuova: l’italiano.

Avete capito perché Dante Alighieri nato a Firenze nel maggio del 1265 è così importante per tutti noi? E perchè la nostra lingua è una delle più belle del mondo?

In onore della giornata dedicata a Dante ho scelto la conclusione della sua opera.  La scena che descrive il suo incontro con Dio.

L’amor che move il sole e l’altre stelle”


Ed ecco un’altra “genialata”: Arrivato davanti a Dio, la sua visione e la perfezione del suo sguardo rese impossibile a Dante, che era solo un uomo, descriverne l’esperienza e ricordarne i particolari e quindi, anche se lui lo vide, NON ci disse com’era Dio! Furbo è??? Anch’io sarei stato curioso di saperlo.

A questo punto mia nonna, che era una bravissima contadina e una casalinga straordinaria, avrebbe detto più o meno così: 
“Oh ninin, propri mo’, dopo tut sto zirar in lung e in larg, ‘n t t’arcord pu’nient? Ma pr me nt sapre’ manc zapar, altr che som poeta!”
Vi traduco dal volgare carrarino:
 “Caro ragazzo mio, proprio ora, dopo tutto questo viaggio, non ti ricordi più niente? Ma secondo me non sapresti nemmeno zappare, altroché poeta straordinario!”

Ma questa è un’altra vita, quindi torniamo a Lui, al nostro Sommo poeta, a Dante, a cui dopo quell’incontro con Dio restò solo la dolcezza nel cuore di quello che aveva visto.
E così a noi lascia il desiderio di sapere, come in un finale aperto, come la dolcezza della sensazione di un sogno magnifico che non si ricorda.
Ci fa solo capire che Dio è amore assoluto e che noi apparteniamo a questo amore e a questo universo, perché ne facciamo parte, quindi a questo punto a Lui e a noi, 
non serve dire altro.

Gassman recita la Divina commedia Ultimi versi del Paradiso di Gassman <<<———clicca

Divina Commedia verso 145 e ultimo del canto XXXIII del Paradiso
L’amor che move il sole e l’altre stelle

«A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle».


Divina Commedia verso 145 e ultimo del canto XXXIII del Paradiso

“Alla mia grande immaginazione mancarono le forze;
 ma quello che vedevo faceva già girare il mio desiderio e la mia volontà,
come in una ruota che gira e gira senza mai fermarsi 
era Dio, era l’amore, che fa muovere il sole e le altre stelle.”

Adesso per chi è riuscito ad arrivare fino a qui un piccolo premio:
Il maestro legge un breve e dolcissimo racconto che parla di un viaggio, avventuroso e straordinario, come quello di ognuno di noi
PALLA DI NEVE



giovedì 26 marzo 2020

IL POTERE DELLE PAROLE

Buongiorno alla sera

Parole parole parole....
Era una bellissima canzone di qualche decennio fa, forse anche di più, ma che diceva una grande verità. 
Le parole sono importanti, importantissime: bisogna saperle usare bene e al momento giusto.
Le parole possono essere pesanti come macigni, ma anche leggere come carezze; possono essere vuote o possono riempire la vita; possono salvare le persone o ferirle a morte più di un fucile. 
Occorre stare attenti, molto attenti alle parole.



Si può anche rimanere senza parole. Alcune volte è meglio, come quando vi dico di contare fino a 100 se qualcuno vi fa arrabbiare, in modo da trovare le parole giuste per rispondere, altre volte perchè ci si trova davanti a situazioni più grandi di noi che ci annullano i pensieri.
È il caso della signora Mina, la cantante di cui vi dicevo prima. 
Si racconta che finito di incidere le sue canzoni, spesso e volentieri, chi la sta registrando o la persona che le ha scritto il testo della canzone resti senza parole e con le lacrime agli occhi dall’emozione per la sua straordinaria interpretazione.

Le parole quindi si possono anche interpretare. 
Sicuramente dipende dall’enfasi, dal tono e dal modo in cui si pronunciano. 
Se io dicessi la parola POTERE, potrei usarla in tantissimi modi diversi. Prova a leggere queste frasi e pensa a quella che ti piacerebbe sentirti dire, poi scrivimelo nei commenti:
“Il POTERE è nelle mie mani!”
“Sei in mio POTERE!”
Ma potere è anche un verbo e posso trasformarlo, quindi leggi ancora:
“POSSO aiutarti?”
“POTREI chiederti un favore?”

Insomma il giusto uso delle parole ci permette di avvicinarci o di allontanarci dalle persone, dipende se queste parole le usiamo con gentilezza, con cautela, con rispetto o se invece le usiamo con arroganza e prepotenza.

Io ho sempre preferito la gentilezza e, quando mi sento gentile, mi accorgo che le parole escono meglio, dolci, quasi senza accorgermene.
Quante parole avete letto in questi giorni e quante ne ho pensate per voi....vi assicuro che quando vi scrivo mi sento più leggero, più gentile, anche se sono stanco o nervoso.
Chissà che le parole, quelle leggere e gentili intendo, possano diventare lo strumento per migliorare il nostro mondo.

Un’ultima cosa: “Lo sapete da dove deriva il termine parola?”
Andatelo a scoprire nella lezione di oggi, proprio qui a lato, nella pagina dedicata alla vostra classe.
Invece per i genitori qui sotto troverete la "modernissima" canzone di Mina interpretata con Alberto Lupo.
E che le PAROLE, quelle più gentili, siano con voi...



mercoledì 25 marzo 2020

L’URLO



Buongiorno alla sera
Questa situazione comincia ad essere imbarazzante. Alzi la mano chi non ha sentito battute su questo Minotauro-19 o non ha visto video o foto che prendevano in giro persone e situazioni che poi tanto ridicole non sono mai. A volte le immagini e le battute fuori luogo possono assomigliare a delle urla, vanno bene solo in alcune occasioni, allo stadio ad esempio.

Potrei pensare che sia una mancanza di rispetto per chi in questo momento sta soffrendo veramente, ma poi ho ripensato al famoso film di Benigni “La vita è bella” vincitore addirittura di tre Premi Oscar; miglior film straniero, miglior attore protagonista (Roberto Benigni) e migliore colonna sonora (Nicola Piovani), in cui un papà cercava di rendere meno terribili gli orrori della guerra a suo figlio. 

Gli insegnava a ricercare la felicità, anche nelle situazioni estremamente drammatiche. Gli raccontava che se avesse rispettato tutte le regole avrebbe vinto il gioco a cui stavano partecipando, salvandogli così la vita e forse anche l’infanzia.

Così quando mi hanno inviato un video in cui si prendeva in giro il Minotauro19 attraverso alcune delle più famose opere d’arte non sapevo se pubblicarlo oppure avessi offeso qualcuno.

Ho deciso di fare come Guido, il protagonista del film sull’Olocausto e sulla guerra e di utilizzare il video per parlare d’arte alleggerendo un po' questo periodo.

Abbiamo già scritto nel post NON TUTTO È COME SEMBRA che l’arte sa scatenare bene la bellezza e la fantasia di chi la sa guardare e quindi finché non arriverà Teseo a portarci un vaccino affidiamoci anche a lei e a quello che ci racconta.

Prima una puntualizzazione: il quadro che vedrete “Il bar delle folies-bergère” è di Manet non di Kandinsky


Ora guardatevi il video e riempitevi gli occhi con questi quadri, poi parleremo un po’ al quadro che apre il video: L’urlo di Munch



È lo stesso pittore che ci spiega come nasce il suo “urlo”:
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»


Edvard Munch era norvegese, ecco perché i fiordi, e le sue opere rappresentano la sua anima; dipingeva quello che viveva e provava, non quello che vedeva. Usava il colore a seconda di ciò che voleva rappresentare e nel suo quadro più famoso lui sta ascoltando un urlo, non lo sta gridando, lo avevate capito?
Bene, ora vi saluto lasciandovi ammirare questo quadro terribile e magnifico allo stesso tempo “L’urlo” di Edvard Munch  e che per noi sia un urlo di gioia e liberazione per quando finalmente potremo rivederci a scuola.


«La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore» 
di Lev Trotsky

martedì 24 marzo 2020

SEMBRA FACILE

Buongiorno alla sera
Oggi voglio dedicarmi a tutti i vostri papà e le vostre mamme, perchè è un momento molto delicato delle loro e nostre vite. Ci sono responsabilità inaspettate e insolitamente imposte che non sono facili da digerire, soprattutto per un popolo come il nostro, di artisti, viaggiatori, sognatori, che ama la libertà più di ogni altra cosa.
Sapersi “costretti”, anche per il bene comune, diventa una tragedia greca.

Restare poi per tanto tempo a gestire uno spazio familiare diventato così intimo e stretto può diventare, a lungo andare, soffocante. Anche per il genitore più attaccato alla famiglia del mondo.

Quando dovevo dirvi qual era il posto in cui mi sarei voluto rifugiare ero indeciso tra Campo Cecina e casa mia. Poi ripensando alla giornata che avevo appena trascorso non ho avuto dubbi!

Urla, giochi che a noi sembrano stupidi o inutili, sentirsi dire sempre “Aspetta!” Oppure ”Dopo...” diventa a lungo andare faticoso da sopportare.

Ci piacerebbe ogni tanto prenderci un po’ di tempo con voi, come vogliamo noi, ma sembra che non sia mai il momento.
A me capita.
Quando noi abbiamo voglia di giocare voi siete impegnati nelle vostre immaginazioni, quando poi ci sediamo per leggere o pensare o affrontare le nostre preoccupazioni, ecco che arrivate voi e venite a cercarci per giocare...
Insomma, tra tutti sembra farla apposta!

Pazienza, ecco cosa ci vorrebbe, una pazienza infinita, ma nessuno è Gandhi, almeno non io.

Le frasi più assurde che ho sentito in casa mia in questi giorni e che spiegano bene la situazione surreale che si è creata sono state: 
“Prometto di non urlare più, fino alla prossima volta” e “Attento a non farti male che non possiamo nemmeno andare al Noa!”

Quindi senza dubbio dobbiamo fare uno sforzo che va al di là delle nostre forze, per evitare di “gonfiarvi come una zampogna”....

Sicuramente per me diventa difficile organizzare la giornata familiare: i nostri tempi non sono i vostri.
Sicuramente funziona invece avere degli appuntamenti fissi. 
Preparare dei biscotti insieme il lunedì (non troppo spesso perchè dobbiamo anche pensare a ripassare dalla porta quando potremo di nuovo uscire), così avremo la colazione garantita per qualche giorno, riprendere i giochi di società, a cui i miei erano poco abituati e che invece ci riportano ai “nostri” momenti, quando non eravamo così impegnati. 
È un po’ difficile all’inizio, come dover rileggere o spiegare le regole del gioco, ma poi ne vale veramente la pena. 
Sicuramente funziona leggere insieme, anche solo il blog, ma bisogna darsi un appuntamento che potrebbe essere dopo la colazione, dopo la merenda, prima di andare a dormire. E mi raccomando, attenzione che non deve essere un compito, ma un piacere, un modo per non pensare solo a se stessi. 

Lo so che i miei mini racconti non sono sempre così entusiasmanti, non sono Sepulveda, ma nel nostro caso non è il contenuto che deve interessare, è quello che ci sta intorno, è quella magia che potrebbe crearsi leggendolo insieme e parlando degli spunti che ne escono fuori; e ognuno avrà i propri: ricordi, riflessioni, aneddoti divertenti e non. E’ proprio per questo che sarebbe importante leggerlo insieme.

Cogliamo questo periodo per parlare della nostra memoria familiare, delle nostre abitudini e dei nostri desideri, sia quelli realizzati che quelli da realizzare.
 Sfruttiamo positivamente questa mancanza di libertà, magari farà bene anche a noi.

Da stasera ho deciso di aprire una pagina solo per i genitori dove, ogni tanto, scriverò mie considerazione su come io educo, su come vivo e intendo la scuola, perchè a insegnare sono buoni tutti (quasi) ma è importante conoscere chi insegna ai nostri figli e io cercherò di farmi capire, di farvi partecipi, perchè a me piacerebbe sapere cosa combina la maestra di mio figlio senza guardare i quaderni. 
Poi tra il dire e il fare ci sarebbe da scrivere un libro, ma provate ad accontentarvi di qualche parola portata dall’esperienza ma che non vuole essere un insegnamento, e nemmeno un consiglio, me ne guarderei bene, ma solo pillole di esperienze vissute sul campo; così quando rientreremo presto a scuola ci vedremo con occhi diversi, credo migliori.

E per i miei fanciulli, che sono riusciti ad ascoltare tutto questo post lascio una domanda da fare ai genitori: “Qual era il tuo gioco di società preferito?” Il mio era Monopoli.

Un abbraccio quindi e, per chi ne avesse voglia e tempo, a rivederci nella nuova pagina qui a lato.... SEMBRA FACILE

lunedì 23 marzo 2020

MA QUANDO SI DIVENTA GRANDI?

Buongiorno alla sera.
Ma quando si diventa grandi?

Dory pensa a tutto quello che combina e si rende conto di essere ancora piccola: annusa il coniglietto e succhia il pollice prima di dormire, mette i vestiti al contrario, non sa fischiare, rovescia sempre le cose che versa, le piace stare tutto il giorno in camicia da notte. 
Ma sarà vero?

Io quando sapevo di non essere grande ero curioso e lo chiedevo alle persone di cui mi fidavo, sperando così di far prima a crescere.

Mio zio mi diceva: “Tu devi contare tutte le volte che hai pianto in un giorno e quando ti accorgerai di piangere sempre meno e poi di non piangere più, allora sarai diventato grande.”
Mio nonno invece mi diceva: “Non appena potrai guidare la macchina.”
Mio babbo mi mandava da mia mamma e mia mamma mi diceva di chiederlo a mio babbo.....
Ma chi aveva ragione?    


Io ascoltavo i grandi e pensavo.......pensavo soprattutto ai loro consigli.....e nei giorni in cui non piangevo mai mi dicevo:”Finalmente ce l’ho fatta! Sono grande, non posso mica aspettare di guidare!!!” 
Ma poi il giorno dopo magari ripiangevo. Allora mi disperavo, perchè avrei dovuto ricominciare daccapo. 
Uffa!

Forse non c’è un’età per essere grandi e non ce ne accorgiamo certo.

Mi sono accorto che anche smettere di piangere non serve a capirlo, perchè ancora oggi io ogni tanto piango; piango leggendo un libro che mi commuove, piango quando vedo alla televisione la guerra o i bambini che purtroppo non sono fortunati, piango anche di gioia o quando ho il cuore talmente innamorato che non riesco neppure a parlare.
E allora? 
Chiedo a voi: “Quando si diventa grandi secondo voi?”
 Scrivetemelo senza vergognarvi, perchè ogni risposta sarà giusta, così decideremo insieme...

E ora comodi e attenti che continuano le avventure della Fantasmagorica Dory....


CLICCA QUI ➡️➡️➡️ DORY CAPITOLO 3 

domenica 22 marzo 2020

METTIAMOCI ALLA PROVA


Buongiorno alla sera
Mi è capitato tantissime volte di dovermi mettere alla prova. 
La prima volta ero in seconda elementare, davanti a due maestre che non conoscevo: dovetti leggere un piccolo racconto, spiegarne il contenuto e recitare una poesia. Ricordo che non avevo paura, avevo però voglia di rivedere subito la mia mamma, poi ricordo ancora il volto sfuocato ma sorridente della maestra che mi interrogava; era mora, ricciola, sicuramente più grande della mia mamma e con una voce gentile. 
Credo di ricordare anche la soddisfazione della mia maestra che se ne stava seduta poco distante; sapevo che era contenta perché annuiva sempre e sorrideva anche lei. 
Non ho molti altri ricordi, anche perché sono passati tantissimi anni.
Era il famoso esame di seconda elementare, per essere promossi in terza. 
Avete capito bene, per essere promossi dovevamo superare un ESAME, il primo di tantissimi altri. 



Ripensandoci oggi capisco perché non avessi paura e perchè la mia maestra fosse contenta.
Quei sorrisi mi facevano sentire a casa, sereno e tranquillo e la mia maestra era orgogliosa perchè si stava prendendo i meriti per me.

Già, capita spesso che noi maestri ci sentiamo orgogliosi di voi, perchè se voi riuscite significa che noi vi abbiamo insegnato bene e probabilmente anche lei si sentiva esaminata da quelle due maestre che mi stavano interrogando.
Anch’io spesso mi sento orgoglioso di voi, ma non solo quando prendete 10, a me basta vedere che state migliorando, ogni giorno un po’ di più e soprattutto che vi state impegnando al massimo.

Quindi adesso mettetevi alla prova, con serenità, come se foste a casa vostra (battuta), e rispondete alle domande sui primi 2 capitoli di Dory e chi non li avesse ancora ascoltati, torni subito ai post SORRIDI CHE TI PASSA e FANTASIA CON LE RUOTE per riascoltare i video e buon divertimento


clicca qui per provare il quiz. ———>>> METTITI ALLA PROVA

sabato 21 marzo 2020

ANDARE OLTRE



Buongiorno alla sera.
Ognuno di noi ha un posticino del cuore, un luogo dove ama andare, dove vorrebbe trovarsi nei momenti più belli della sua vita o in cui vorrebbe rifugiarsi in quelli più tristi; un posto dove poter pensare in pace, dove ritrovare se stesso o fantasticare su ciò che si vuole dalla vita.

Giacomo Leopardi amava andare su una piccola collina che si trovava proprio dietro casa sua e che poteva raggiungere in pochissimo tempo. 
Da lì, guardando oltre una siepe, poteva addirittura vedere il mare.

Immaginate che meraviglia, un luogo dolce, immerso nel silenzio della natura, che quindi solo per questo valeva lo spettacolo.
Ma lui non si ferma alla meraviglia di ciò che vede o che sente, lui va oltre.
Oltre lo spazio dell’orizzonte, oltre il tempo, oltre la vita che ha già vissuto e quella che sta vivendo in quel momento. 
E pensa alla persona che ama, al suo futuro, ma senza darsi limiti, lasciandosi aperta ogni possibilità, perchè per andare oltre non ci si deve dare un tempo o un luogo dove andare, perchè oltre significa usare la fantasia, pensare all’impossibile che si può realizzare, bisogna credere che tutto  possa accadere.

Lui non sapeva che proprio per quei suoi pensieri è diventato immortale, come l’infinito. 
Proprio così, lui non morirà mai, finché qualcuno si ricorderà delle sue parole e del suo naufragare dolcemente in quell’attimo di pensiero, che andava oltre anche alla sua stessa speranza. 

Ascolta questa versione dell’Infinito che ho creato per voi con l’aiuto dei disegni di MARCO SOMA’ e del suo bellissimo libro Illustrato sulla poesia.


Se poi avrai difficoltà a capire la poesia te la rispiego qui, come se rileggessi la poesia con le parole di oggi:

Mi è sempre piaciuto questo colle solitario
e questa siepe che mi impedisce di vedere l’orizzonte.
Quando mi siedo e riesco a vedere oltre
riesco a immaginare gli spazi infiniti
e mi sembra di sentire un silenzio assoluto
come è impossibile sentirne in mezzo alla gente,
e provo tanta pace in me che quasi non ci credo.
E allora immagino e penso finché sento il fruscio del vento tra le piante
e questo suono lo paragono al silenzio che ho immaginato.
E mi viene in mente l’eternità, il passato, il mio presente che è ancora vivo
e mi viene in mente la sua voce.
Così il mio pensiero si immerge nell’immensità dell’infinito
In cui mi perderei dolcemente.

venerdì 20 marzo 2020

VAI E SORRIDI

Buongiorno alla sera
Quando assegno un compito o dico a mio figlio di andare a prendere qualcosa, mi piace tantissimo dire questa frase: “Vai e sorridi!” ed ora che ci penso e’ quello che dovrei dire ogni volta che assegno una verifica.

Perchè per noi maestri la verifica serve solo a capire se quello che vi abbiamo insegnato è stato capito da tutti e per voi serve per darvi la soddisfazione di dimostrare quello che valete, quello per cui avete studiato tanto. Se tutti facessero il proprio dovere, con amore e passione, non servirebbe nemmeno mettere i voti. Come sarebbe bello anche per noi...
Ma perché vi dico queste cose? 
Oggi voglio mettervi alla prova, sfidarvi ad un quiz, ma prima dovrete leggere bene le istruzioni che vi scriverò qui sotto. Le dovrete leggere solo una volta perchè poi per ogni gioco in futuro cambierà solo il numero che dovrete inserire, ma il sistema sarà sempre lo stesso. 

Siete pronti? Seguite queste istruzioni con un adulto che vi guidi, passo passo, mi raccomando. 


Scaricando la app gratuita kahoot sia su Apple che Android, sia sul telefono che su tablet o Pc, avviandola (next) poi scegliendo l’opzione studente (as a student), inserendo l’età (age) e cliccando sul quadratino colorato a fondo pagina, entrerete nel gioco. 
      
A questo punto, dove chiede ENTER PIN,         

inserisci il codice che trovi alla fine delle spiegazioni, così potrai partecipare a un divertente quiz che ho creato.

Ricorda che in futuro ogni gioco avrà un codice diverso.

Ricordati di inserire il tuo nome prima di cominciare (enter nickname) solo dopo potrai iniziare, altrimenti non saprò mai se avrai partecipato.
Vedrai che sarà più facile di come sembra........




Riassumendo: scrivi sul quaderno queste regole, come fosse una ricetta
  1. scarica la app KAHOOT
  2. INSTALLA la app e avviala
  3. Scegli il quadratino STUDENTE
  4. Inserisci la tua età 
  5. Clicca sul QUADRATINO COLORATO IN BASSO
  6. INSERISCI IL CODICE cioè il numero che ti invierò (ENTER PIN)
  7. INSERISCI IL TUO NOME
  8. GIOCA (play)
RICORDA: Il gioco serve per imparare, ripassare, informarsi, perchè viene sempre mostrata anche la risposta corretta e spesso una spiegazione (che per questo quiz ho preso dal quotidiano  Corriere della sera).
Il gioco non è una gara, anche se al termine si visualizzeranno i 5 che avranno risposto più velocemente e in maniera corretta ma in questo gioco non avrete speranza di vittoria visto che ci hanno già giocato le maestre, ma chissà ....

Quindi buon divertimento......e inizia a giocare.

Il gioco ha una scadenza, dopo qualche giorno dalla pubblicazione termina e non si può più usare, (per questo gioco la scadenza sarà Domenica 22 alle ore 23.00), inoltre si potrà fare una sola volta da ogni dispositivo.

Quindi, vai, gioca e sorridi.....   “Sai tutto sul COVID-19?”

CODICE GIOCO       08184995