mercoledì 29 aprile 2020

MENS SANA IN CORPORE SANO

Buongiorno alla sera.
Si sente spesso dire “Mens sana in corpore sano”, lo avevate mai sentito?
In realtà lo disse un poeta latino, e non dite che sono fissato con i poeti eh...
 Si chiamava, anzi lo chiamavano, perchè di solito non ci si chiama da soli: Giovenale.
Solo che lui, circa 1900 anni fa, non aveva scritto quelle parole pensandole come le usiamo noi oggi.
Per essere precisi lui disse “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” che significava “Bisogna pregare gli dei affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”.
Come dire: Speriamo che gli dei ci aiutino a mantenerci sani nel fisico e nella mente, quindi in salute.

Oggi gli dei avrebbero troppo da fare per ascoltare questa richiesta e quindi vi consiglio di tenere ben in allenamento la vostra mente, leggendo tantissimo e studiando ancor di più e di allenare anche il corpo con esercizi fisici e giochi di movimento, insomma per usare un altro proverbio “Aiutati che il ciel ti aiuta...”
Insomma attivati, impegnati, non aspettare e non lamentarti, datti da fare per avere una mente pronta e un fisico che ti permetta di seguire la tua splendida mente.
Dovete avere tanta volontà per mettere in pratica quello che desiderate o vorrete fare da grandi e se avrete bisogno chiedete aiuto e vedrete che qualcuno sarà sempre pronto a sostenervi.


Provate a mettere in pratica subito questi consigli, indossate una tuta, mettetevi delle scarpe sportive, createvi un bello spazio intorno a voi per evitare di far volare in terra vasi o soprammobili e divertitevi insieme ai nostri esperti di educazione motoria, che ci hanno regalato questi bellissimi video-esercizi...

 Prima lezione👏🏻


 Seconda lezione👏🏻👏🏻

Se non siete ancora stanchi👏🏻👏🏻👏🏻

E buon divertimento❤️


martedì 28 aprile 2020

MARE IN TEMPESTA

Buongiorno alla sera.
È proprio la sera che i miei pensieri tornano alla giornata appena trascorsa e la mia mente ballerina e ormai avrete capito, pure birichina, comincia a scavare, a mescolare tutte le immagini che i miei occhi hanno catturato, tutto quello che i miei sensi hanno percepito.
Le immagini che stasera ho fisse nella mia mente sono quelle dei vostri occhi, delle vostre espressioni durante i collegamenti in video lezione che abbiamo avuto in questi giorni.
Mi sento orgoglioso di voi, vi sento vicini, so che state tutti bene, eppure....
C’è un’immagine che non riesco a togliermi dalla testa.

È difficile da spiegare a parole, potrei descriverla come un mare in tempesta.

Quando mi sento osservato io provo un po’ di fastidio, non parliamo poi di quando mi accorgo che la persona che mi sta guardando sembra che pensi a qualcosa su di me, ma io non so che cosa...
Mi sento un po’ come se stessi nuotando in fondo al mare, un mare all’inizio calmo, pieno delle sue meraviglie, alcune, soprattutto quelle in superficie, colorate e bellissime ed altre, nascoste negli abissi del mio oceano, sconosciute e terribili. 
Quando però mi sento osservato o giudicato il mio mare comincia a ondeggiare, a diventare mosso e alcune volte si trasforma in un mare tempestoso, con onde che travolgono tutto e tutti, quasi mi sentissi annegare. Ho bisogno di qualcuno che mi sostenga, che mi lanci un salvagente.

Ecco, l’immagine che non riesco a togliermi dalla testa, è quella del mare mosso che ho visto in alcuni dei vostri occhi.

Il mare dentro è silenzioso, ma fuori....fuori fa un gran rumore, io lo so bene. 
Anch’io ho quel mare dentro, l’ho sempre avuto, ed è difficile da domare.
A volte occorre lasciarsi trasportare dalle correnti, altre volte bisogna farsi cullare dalle onde e se queste diventano impetuose occorre farsi trasportare.
 Quando il mare ci travolge invece bisogna farci aiutare, perchè il mare può far paura, ma nello stesso tempo è straordinario.
 Il mare regala ricchezze, è pieno di vita, di meraviglie conosciute e sconosciute, il mare ci può rasserenare se solo ci facciamo accarezzare dalle sue acque calme, ci porta aria buona, la brezza d’estate, i misteri dei pirati e i sogni degli innamorati.

Sappiate anche che  i maestri non sono solo insegnanti. Alcune volte diventano bagnini, sono nuotatori formidabili e possono afferrarvi e sostenervi anche sulle onde più alte dell’oceano, basta avere fiducia in loro e lasciarsi accompagnare fin sulla riva, così che possiate tornare a nuotare dove l’acqua è più bassa, dove voi vi sentite più sicuri.
Presto la scuola, quella che conosciamo e a cui siamo abituati ricomincerà e allora potrete di nuovo sentirvi liberi di volare tra i banchi, ma ora affidatevi a chi può sostenervi, non abbiate timore dei giudizi degli altri o di mostrare i vostri veri occhi. 

Le videolezioni trasportano in un mondo che non ci appartiene o almeno non appartiene a tutti, ma è l’unico modo che abbiamo per vederci e trasmetterci tutte le emozioni che abbiamo dentro.
Siate voi stessi, sempre, non pensate agli altri quando vi collegate, pensate a voi, alle meraviglie della vostra vita e al bene che potete fare per gli altri. 
Tanti altri vostri amici si sentono in mezzo al mare, e anche voi potete sostenerli. 
E se non vorrete sostenere i vostri compagni fatevi accompagnare dai vostri maestri, che ce la stanno mettendo tutta perchè questo oceano resti calmo e poco profondo o si trasformi in un mare in estate.

Uno dei miei scrittori preferiti in un libro intitolato “Oceano mare”  ha scritto queste parole: : “Quanto sarebbe bello se per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno, -un padre, un amore, qualcuno- capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume -immaginarlo, inventarlo- e sulla sua corrente posarci”.


Non abbiate più paura del mare quindi, lasciatevi accompagnare.



lunedì 27 aprile 2020

REGOLIAMOCI

Buongiorno alla sera
 Imparare che per essere liberi occorre rispettare delle regole può sembrare un controsenso.
 Alcuni pensano di essere liberi solo quando non hanno regole da rispettare, soprattutto se queste regole ci vengono imposte dagli altri, perchè pensano che la libertà dipenda solo da nostre decisioni.
Questo ragionamento diventa pericoloso però quando la mia libertà priva la libertà di qualcun altro.

Prendiamo lo sport ad esempio: se non ci fossero regole da rispettare non vincerebbe il più bravo, ma il più prepotente, vincerebbe chi, in mancanza di regole stabilite, arriverebbe all’obiettivo finale in qualsiasi modo, probabilmente imbrogliando o trovando modi poco simpatici per battere l’avversario, tanto non ci sono regole.
Chi vorrebbe giocare una partita del genere? Io no di certo.


Le regole sono fondamentali in ogni tipo di gioco. Avete in mente le biglie di vetro? Quelle piccole, colorate all’interno? 


Un tempo si facevano veri e propri tornei. Il più importante della mia strada si chiamava “Cicca, boccia e spanna” .

Si andava nel cortile di qualcuno, dove ci fosse tanta terra, rigorosamente all’aperto, si faceva una buca nel terreno, si tracciava una linea a una decina di passi dalla buca e si tiravano a turno le biglie, prendendole tra il pollice e il medio, con il dito indice che faceva da appoggio. 



Il primo che riusciva ad entrare nella buca con la propria pallina poteva bocciare, cioè colpire le biglie degli avversari, mentre se le ciccava, cioè le mancava, passava il turno e doveva sperare che anche la mira degli avversari non fosse altrettanto buona. 
Una volta entrati in buca, al proprio turno, si poteva avanzare di una spanna, cioè si prendeva la misura tenendo le dita aperte della mano, dalla punta del pollice al mignolo, poi si tirava per bocciare l’avversario. 
Noi il gioco lo chiamavamo anche schiocco, per i colpi che riuscivamo a sentire con le biglie quando si scontravano. Era un suono secco e speciale, più era forte più eri bravo a tirare; un suono che ricordo ancora con piacere, perchè lo schiocco significava aver vinto la biglia dell’avversario.
Le regole non erano molte e alcune volte ne inventavamo di nuove, come “piedino”, che permetteva a chi era rimasto con l’ultima biglia, di proteggerla levandosi una scarpa e mettendola ad una spanna davanti alla biglia in pericolo, a quel punto solo chi era veramente bravo riusciva a colpirla al volo, ma in una partita si avevano solo due “piedini” perchè poi le scarpe finivano, ma ricordo che pur di non perdere rimanevamo a piedi nudi!
Tutte queste regole però dovevano essere decise e condivise da tutti, prima della gara. 
Se ci pensate era un principio di democrazia!
Inoltre capitava che qualcuno si trovasse a metà torneo senza biglie e la regola più bella era che ogni giocatore era obbligato a regalarne una, per continuare la partita.

Ecco perché bisogna riflettere su quanto il rispetto delle regole possa renderci veramente liberi. 
Chi partecipa e rispetta tutte le regole, che tutti devono conoscere e condividere, al termine della partita sarà vincitore vero, perché sarà quello che si è preparato meglio, che ha giocato meglio, che ha avuto anche un pizzico di fortuna, ma che ha cercato tutte le soluzioni che erano a disposizione di tutti o alla fine sarà colui che ha trovato le strategie migliori. Ed è a questo punto che si potrà festeggiare.

Ma nello sport non sempre vince chi ha vinto. 
Ci sono immagini che vanno al di là delle vittorie, che sono rimaste leggendarie pur non riportando vincitori. 

Questa è una delle più famose fotografie di sport che siano mai state scattate. Il traguardo era lontanissimo, forse nessuno dei due ciclisti vinse quella gara, eppure lo scatto rimase nella storia, e tutti i veri sportivi ne hanno sentito parlare.
Si tratta dei due ciclisti più famosi di quello sport, Coppi e Bartali, nemici sulle strade perchè entrambi fortissimi e vincenti, ma campioni nella vita perchè sempre leali e corretti tra loro e con gli avversari.
Era una giornata caldissima e la salita come sempre durissima, la fatica si faceva sentire e a forza di pedalare le forze stavano scemando, occorreva tanta acqua, per non rimanere disidratati cioè senza sali minerali che ci permettono di avere l’energia per continuare a gareggiare.
Il campionissimo termina la sua borraccia ed è in difficoltà, l’altro avrebbe potuto approfittarne, scattare e vedere la sconfitta certa negli occhi e nelle gambe dell’eterno rivale. Chissà quante volte sarà successo tra sfidanti in gare importanti. Invece....
Invece viene passata una borraccia, un gesto semplice, che a loro era venuto naturale e che forse il fotografo ha catturato per caso o per fortuna.
Fatto sta che tutti e due hanno ricominciato a sfidarsi, alla pari, il vantaggio era stato annullato, la gara poteva proseguire per tutti e due i campionissimi e chi avesse vinto avrebbe assaporato la vittoria nella sua interezza.
Un gesto che va al di là di ogni regola, un gesto che non è scritto da nessuna parte, quello della solidarietà sportiva. 
Ti batto e ti sfido perchè sono il più bravo, il più preparato, non perchè tu sei in difficoltà. 
Non si è mai saputo davvero chi passò la borraccia, perchè loro non vollero mai dirlo, lo fecero e basta e questi li ha resi, oltre che campioni anche uomini veri.
Lo sport quindi scuola di vita, il gioco che ci riporta a contatto con la natura, i colori, i suoni, i profumi e in particolare le luci se giochiamo all’aperto, che creano in noi benessere e passione, ci fanno sentire vivi, pieni di energia, ripagati degli sforzi e dei sacrifici sofferti durante gli allenamenti.

Lo sport che fa aumentare la fiducia in noi stessi, la voglia di metterci alla prova e migliorarci, ma che ci fa conoscere anche i nostri limiti.

Lo sport che ci permette di conoscere il nostro avversario, di imparare a rispettarlo per poterlo battere. 

Il gioco che ci insegna a stare in gruppo, a collaborare, a dividersi spazi, regole e decisioni condivise, insomma lo spirito di gruppo. 

Lo sport che ci insegna il coraggio di non mollare davanti alle difficoltà e alle sconfitte ma di porsi sempre nuovi obiettivi, per migliorarci, per realizzare i nostri sogni, ma soprattutto per essere migliori.



domenica 26 aprile 2020

SCHERZI DI UNA VOLTA

Buongiorno alla sera.
Sono stato molto indeciso se scrivere quello che andrete a leggere, perchè vi ho già detto che si educa con l’esempio e quello che racconterò sicuramente non è un esempio da seguire, ma ho un alibi, cioè una scusa valida, quella di aver combinato quello che vi dirò quando avevo la vostra età e quindi in un periodo della vita in cui spesso si viene perdonati. 
Mettetevi comodi perchè non crederete ai vostri occhi o alle vostre orecchie se vi farete leggere il post da qualcun altro.

Ora immaginate un ragazzino della vostra età, sveglio, vivace e sempre in movimento, a cui non piaceva tanto parlare, ma che al posto delle parole usava la fantasia e ne inventava ogni giorno una nuova.

Tutto iniziò grazie ad una piccola bottega di alimentari che aveva l’ingresso proprio vicino al muretto di casa mia.
Era un via vai di gente che entrava ed usciva ed io mi appostavo dietro al muro per organizzare i miei scherzetti “diabolici”, vabbè diabolici è esagerato, diciamo monelli.
Un giorno preparai parecchia cartapesta, presi strisce di giornale e le ammorbidii nell’acqua, poi presi il vinavil e feci una bella poltiglia, quindi mi misi all’opera e creai le più belle pupù di cartapesta che si fossero mai viste, le colorai ben bene di marrone con le tempere e una volta seccate le posizionai fuori dal negozio.
Cominciò la gara...nel senso che le persone che entravano o uscivano dal negozio erano costrette a fare uno slalom gigante tra le mie opere d’arte e qualcuno disse pure le parolacce, maledicendo quel cane puzzone e il suo padrone maleducato. 
Le mie risate purtroppo durarono poco perchè la proprietaria, avvisata dai clienti, uscì con la scopa e la paletta e sproloquiando cioè borbottando a voce alta parole che non vi posso ripetere, ripulì tutto e, pensando fosse vera, buttando nella pattumiera.

Ci rimasi un po’ male perché non aveva capito la mia arte, ma almeno non mi aveva scoperto.
Il giorno dopo tornai alla carica.
Stavolta legai ad un filo da pesca un portafoglio che mi aveva regalato la mia nonna e lo gettai vicino all’ingresso, poi feci passare il filo in un buco che serviva per lo scolo dell’acqua e mi misi in attesa.
Dopo pochi minuti uscì una delle tante signore anziane che affollavano la botteghina e pur essendo mezza accecata dalla vecchiaia si gettò come un falco sul mio portafoglio, cercando di afferrarlo. Io fui più veloce del falco e diedi uno strattone al filo, che fece spostare il malloppo, e quasi precipitare a terra la vecchietta, che però si riprese, anche se non riuscì a capire cosa fosse successo. 
Allora, questa volta piano piano si avvicinò con fare furtivo, come per dire: “Dove credi di andare, ormai sei mio!” 
Ma anche questa volta la fregai e, all’ultimo momento, il portafoglio fu portato in salvo dentro al buco.
Ho solo un rammarico, cioè un piccolo dispiacere, quello di non aver visto la sua faccia, perchè scappai a gambe levate, cioè velocissimo.
Quando fui in grado di respirare nuovamente perchè la corsa e l’agitazione di non essere scoperto mi aveva mandato il cuore in gola, mi rimisi all’opera.

Purtroppo le persone che arrivarono dopo la vecchietta ci vedevano meglio e dopo un attimo in cui le vedevo che si fermavano, si facevano una risata e proseguivano senza chinarsi....
“Accidenti” pensai io, “Vedono il filo!”
Allora Accesi il cervello e decisi di mettere 500 lire un po’ fuori dal portafogli, per far sembrare la cosa ancora più vera,  avrebbero distolto l’attenzione dal filo, così non lo avrebbero notato, focalizzando lo sguardo sul denaro.


Funzionò...anche troppo.

Un signore, che non sembrava nemmeno tanto anziano, vide il portafoglio, si fermò di colpo, come se avesse sentito uno sparo, si guardò intorno con circospezione, perché doveva controllare se altri lo stavano osservando, e si chinò velocemente per afferrarlo.
Purtroppo fui velocissimo. Sapete perchè purtroppo? 

Lo scherzo riuscì troppo bene, quel signore mancò la presa,  ma perse l’equilibrio e dopo due o tre passi stile sciatore che prende per sbaglio la pista nera, finì contro la vetrina del negozio!
Il vetro fortunatamente resse l’urto, ma quel signore no e cadde seduto a gambe all’aria!

Successe il finimondo...ma io posso immaginare solo quello che accadde veramente, perchè mi nascosi per tutto il pomeriggio.
Sicuramente la bottegaia, uscita per il trambusto, vide quel signore a terra, dopo averlo soccorso, in realtà non si era fatto niente a parte l’orgoglio ferito per essere stato fregato, raccontò del portafoglio, sparito misteriosamente nella fessura del muro e la bottegaia, infuriata anche perché avrà ricollegato lo scherzetto del giorno prima, che va a suonare a mia mamma.

Volete sapere come andò a finire?
Meglio che non ve lo racconti perchè siete troppo piccoli, ma mia mamma non me la fece passare liscia e mi tolse anche il pallone per una settimana, perchè la play station non esisteva, e togliermi il pallone era come togliermi l’aria!

Pensate che io capii la lezione? 
Nemmeno per sogno. 
Fui costretto a portare un mazzo di fiori alla bottegaia, e non solo, avrei dovuto raccoglierli personalmente nel campo incolto di fronte a casa mia.
A quel tempo dove abitavo era tutto un campo, la zona la chiamavano la Prada, proprio perché era tutta verde con un’unica strada che divideva le case, così a malincuore ci andai.
Mentre raccoglievo tutti i fiori che mi capitavano pensavo all’ingiustizia tremenda di quella punizione e che il mio scherzo era stato invece simpatico; non era mica colpa mia se quell’uomo per poter arraffare il mio portafogli aveva perso l’equilibrio e aveva dato una craniata alla vetrina! 

Così pensando e ripensando mentre raccoglievo fiori di campo, mi venne un’idea malsana. Una di quelle idee che non dovrebbero mai venire ad un bambino di otto, nove anni.

Raccolsi un bel po’ di ortica, quella bella pelosa, ci tolsi le foglie più grosse, perchè altrimenti l’avrebbe subito riconosciuta e la misi nel mio bel mazzolino colorato.

Un giorno vi racconterò come andò a finire quando la bottegaia prese il mazzolino tutta sorridente, pensando di avermi sconfitto e piano piano vidi trasformare il suo sorriso in un volto stupito e poi in una smorfia di dolore...un’altra volta però, perchè non vorrei togliere spazio agli scherzi, altrettanto malsani dei signori Sporcelli, prima però dovete promettermi di non ripetere i miei scherzi, perchè i tempi sono cambiati e una volta le persone avevano tanta pazienza, sapevano che i bambini dovevano arrangiarsi per divertirsi, non c’erano videogiochi o maratone di cartoni animati alla televisione, oggi vi prenderebbero per maleducati, mentre ai miei tempi, era un’altra storia.

Ora buon ascolto. 

giovedì 23 aprile 2020

LIBERIAMOCI

Tra pochi giorni sarà la festa della liberazione.
È una festa molto importante perchè è un giorno in cui si ricorda un’importante vittoria del popolo italiano che il 25 aprile del 1945 si unì e si avviò verso la fine della più atroce e terribile guerra che si ricordi, perchè fece milioni di vittime, spesso innocenti.

La vittoria in realtà iniziò qualche anno prima, quando lItalia decise di allearsi con quelli che fino ad allora erano i nemici, cioè gli inglesi e gli americani. Prima infatti eravamo amici e alleati dei tedeschi e di Hitler, nome così temuto e odiato da tutti. 
Quindi la festa non è per la vittoria, anche perché in realtà l’Italia quella guerra la perse, anzi nessuno la vinse, perchè in guerra si perde sempre, la festa serve invece a ricordarci tutte le persone che hanno lottato per aiutare gli altri, ricordarci di tutti quelli che hanno combattuto per un ideale di unità, libertà e pace e che si sentono uniti in quanto italiani.

Liberiamoci quindi da questa idea che dobbiamo combattere chi non è italiano, perchè in quel momento della storia e per quella vittoria, gli italiani in realtà combatterono proprio tra loro, italiani contro italiani, solo che avevano idee diverse da portare avanti e pensavano tutti di avere ragione. 

Io sono orgoglioso di sentirmi italiano, ma fortunatamente me ne accorgo solo quando vinciamo qualcosa di importante in qualsiasi sport: alle Olimpiadi, ai mondiali, insomma quando ammiro quei campioni che giocano, lottano, corrono e si battono per essere migliori di altri e che ci rappresentano.

È importante che me ne accorga solo durante le gare sportive, perchè significa che stiamo vivendo in un periodo di pace, almeno qui in Italia, e quindi non dobbiamo pensare di sconfiggere altre persone solo perchè non sono italiani, non abbiamo nemici da battere per motivi che, come vi dicevo prima, porterebbero a perdere comunque tutti i partecipanti. Nello sport invece troviamo persone come noi da sfidare, per permetterci di dimostrare tutto il nostro valore.

Quando vinciamo poi adoro cantare l’inno di Mameli, una marcia trionfale carica di storia e speranza, nata però in un periodo in cui l’Italia di unito non aveva nemmeno il nome, infatti Goffredo Mameli era proprio un patriota, quindi una persona che cercava con tutte le sue forze di unire l’Italia, che era divisa in ben 7 stati, e renderla il paese meraviglioso in cui viviamo adesso.
Mameli purtroppo sacrificò la sua vita in battaglia per tutti noi, ma ci lasciò questo canto straordinario che adesso vi faccio ascoltare:

Inno d’Italia.     ———-> Inno d’Italia

Ora se avete capito le parole siete dei geni...

Quindi voglio spiegarvi cosa significano almeno le prime  strofe e il ritornello che sono quelli che si cantano sempre.

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio 
S'è cinta la testa” 
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò”

L'elmo di Scipio”
 Mameli ricorda Scipione l'Africano, il generale romano che nel 202 avanti Cristo sconfisse a Zama (oggi Algeria) il cartaginese Annibale, nemico nemicissimo dei romani.
 “Le porga la chioma”
La Vittoria sarà di Roma, cioè dell'Italia. Nell'antica Roma, alle schiave venivano tagliati i capelli, e così la Vittoria ("schiava") dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata.

(RITORNELLO)
“Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò”

Coorte”
Si tratta di un richiamo ad essere patrioti, all'essere pronti a morire per un ideale (come Mameli, del resto): la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò”

(RITORNELLO)...

Calpesti, derisi” significa calpestati dai nemici e presi in giro
Raccolgaci” Nel periodo in cui visse Mameli, 1848, significava “ci tenga uniti”.
“Bandiera, una speme” Un'unica bandiera, una speranza per l'Italia, a quel tempo ancora divisa in sette Stati.
 “Fonderci insieme” Anche questo è un richiamo all'unità nazionale

Insomma un inno difficile da capire ma bellissimo da cantare. 
Restiamo uniti quindi, soprattutto adesso in cui le distanze sembrano tenerci lontani, ma che noi sappiamo affrontare con cuore, fantasia e determinazione, da veri patrioti. E liberiamoci dall’idea che per essere migliori dobbiamo essere italiani. Per essere migliori basta essere in pace con il resto del mondo.

                                  W l’Italia, W la pace, W la libertà, W NOI

mercoledì 22 aprile 2020

MANTENERE LE DISTANZE

Buongiorno alla sera
Il giorno dedicato alla Terra non è terminato ieri, non può durare un giorno.
È il nostro vero problema, dimenticarci delle cose importanti per pensare al superfluo, cioè a quello che ci fa piacere in quel momento, ma poi non serve alla nostra vita.

Dimenticare il passato è una tragedia, perchè il passato deve servire a migliorare,  deve costringerci a ricordare gli errori, a volte purtroppo orrori, per evitare che si ripetano.

Questo maledetto Minotauro19, che ci priva di molte nostre libertà ed abitudini, che ci costringe ad emozionarci di fronte ad uno schermo in cui appaiono tanti bei volti sorridenti ed entusiasti di rivedersi anche solo a distanza, ci ha però ricordato una cosa che sembravamo aver dimenticato.

“La Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra”

Da quando molti restano chiusi in casa, le fabbriche hanno limitato le produzioni, e le macchine, gli aerei, le navi non circolano più, sembra che la Terra abbia ricominciato un po’ a respirare.

Mi ha impressionato sapere che era 30 anni che dalle città dell’India, che si trovano ai piedi dell’Himalaya, cioè la più alta e imponente catena montuosa del mondo, non riuscivano a vedere le montagne. 

È come se dal nostro mare non riuscissimo a vedere le nostre Alpi Apuane, e questo per colpa dello smog! Avete capito bene, lo smog impediva di vedere montagne alte più di 8000 metri, quando le nostre superano a malapena i 2000. 

A Venezia sembra siano tornati i delfini e i pesci in  laguna e io mi chiedo, ma perché, se la laguna di Venezia è un mare, com’è possibile che prima i pesci non ci fossero?



Ma guardate questa foto 




Ovviamente a destra l’acqua ha un colore più vero perché non ci sono più le migliaia di battelli, le assurde navi da crociera e i motoscafi di prima!



E cosa dire delle fotografie dei satelliti che riprendono i cieli dallo spazio e ci dicono che in due mesi lo smog è praticamente più che dimezzato?



Non è scomparso, attenzione bene, perché le tracce dell’uomo “super abilis tecnologicus” resteranno per sempre, ma è migliorato e non di poco.

Non pensate che io stia sperando che resti tutto bloccato come oggi, così la Terra potrà guarire del tutto. Non lo vorrei assolutamente, anzi vorrei che domani mattina mi dicessero che è stato tutto un sogno e che ho fatto tardi al lavoro. Preferirei prendermi una bella sgridata dalla maestra Stefania che vedendomi salire di corsa su per le scale mi dicesse: “Vai piano, ci ho pensato io ai bimbi, ormai è già suonata la ricreazione! Ma non è suonata la sveglia o ti si è suonato il cervello?”



Ma so che domani mi sveglierò e alle 9 vedrò tutte le mie maestre in videoconferenza per decidere come organizzare la prossima settimana e come è andata questa che ormai è quasi finita.

Quindi cosa spero?


Spero che l’uomo si ricordi. Spero che questo periodo serva davvero e non torni tutto come prima, spero che nella vostra giovane memoria resti il pensiero di cosa è stato e di come sarebbe se tutti rispettassero un po’ di più la natura.

Gli animali stanno riprendendosi i loro spazi, stanno tornando a ripopolare i mari, i cieli, le spiagge e le pinete, le colline e i boschi e anche quello che non gli appartiene più.
I silenzi si stanno impadronendo dei luoghi dove il silenzio dovrebbe essere la normalità: la sera aprendo le finestre possiamo assaporare l’assenza di rumore e annusare l’aria che odora di nuovo e se lo vogliamo potremo alzare lo sguardo e vedere lontano, vedere oltre l’Himalaya, oltre lo spazio dei satelliti, vedere il nostro futuro nel passato della nostra memoria e forse, per questo, ci salveremo. 

Noi adulti non ci siamo riusciti da soli, voi però potrete farcela.

Per voi il difficile arriverà dopo, quando tutto tornerà alla normalità, quando gli adulti che dimenticano in fretta ricominceranno a comportarsi come prima, usando la macchina per fare cento metri, ricominciando a togliere alla natura tutto quello che sembra impossibile poi utilizzare, ed è a quel punto che voi dovrete prendere le distanze, tirare fuori i vostri ricordi e raccontare quello che dovrà essere fatto per il vostro futuro. 
E dovrete avere la forza di mantenerle quelle distanze, anche se gli adulti continueranno a sbagliare, perchè presto toccherà a voi essere adulti e se avrete mantenuto le giuste distanze, da chi continuerà a sbagliare, ce la farete. 
Ricordatevelo, oppure tornatevi a leggere il post del vostro maestro.

Clicca qui per vedere un filmato Il ritorno degli animali

martedì 21 aprile 2020

GIORNATA DELLA TERRA

Buongiorno alla sera.


Gli alunni e le alunne della classe III Giromini sono lieti di presentare i loro pensieri alla TERRA

lunedì 20 aprile 2020

LA BALENA SPIAGGIATA

Buongiorno alla sera 
Quanto mi piace scherzare, a volte anche troppo. 
Alcuni mi rimproverano di essere un po’ troppo spiritoso anche quando sono in classe, perchè giustamente vi agitate e ridete e poi riportare l’ordine non è sempre facile, ma non posso farci niente, è più forte di me.
Anche a casa scherzo sempre e a volte non capiscono se dico le cose sul serio o li prendo in giro, ma sicuramente c’è o c’era qualcuno che mi batteva.

Ho sempre sentito parlare di un signore che abitava ad Avenza a cui piaceva tantissimo raccontare bugie per fare scherzi alla gente. Una volta tornando verso casa con la sua bicicletta raccontava a tutte le persone che incontrava che si era spiaggiata una balena vicino al porto.
 Più persone incontrava e più la notizia diventava popolare e straordinaria.

 “Una balena sulla spiaggia! Una balena sulla spiaggia a Marina!”, cominciava a gridare la gente. Così scesero tutti in strada a sentire la notizia. 
“Una balena?”


Poi, chi in bici, chi con il filobus, perchè a quel tempo era ancora funzionante, e chi a piedi, tutti giù per il vialone per vedere il mastodontico cetaceo.

Arrivato finalmente a casa vide sua moglie che si stava preparando per uscire e le chiese un po’ allarmato: “Ma dot va ca l’è l’ora d magnar”,  perchè nel frattempo era quasi mezzogiorno e lui aveva fame.
Lei rispose che avevano avvistato una balena gigantesca e che forse si era spiaggiata a Marina!

Allora lui si rigirò, riprese la sua bici e si avviò veloce verso il porto: una balena, una balena a Marina...uno spettacolo del genere non se lo sarebbe certo perso!

Insomma l’aveva raccontata talmente bene che ci aveva creduto pure lui....

Io non so se i signori Sporcelli credevano agli scherzi che si divertivano a farsi, ma la fantasia quella non manca neanche a loro, ascoltate per credere.... clicca sotto oppure qui Gli Sporcelli 2 parte




domenica 19 aprile 2020

FAMIGLIA ALLARGATA

Buongiorno alla sera.
Calmi, calmi, lo sapete che quando scrivo non tutto è come sembra, quindi mettetevi comodi che devo parlarvi di quello in cui si sta trasformando sempre di più la mia vita.
Il vocabolario Treccani, Vangelo della lingua italiana, riporta che una famiglia è una comunità umana,..., in genere formata da persone legate fra loro da un rapporto di convivenza, di parentela, di affinità, che costituisce l’elemento fondamentale di ogni società.

Avete capito? Persone legate fra loro da un rapporto di affinità, di simpatia reciproca, cioè da qualcosa che le rende simili, vicine. 
Ed ecco perché voglio parlarvi di tutte le persone che per me in questo momento sono diventate  importanti, ma ovviamente non di quelle con cui vivo e con cui condivido la mia casa e la mia intimità, sarebbe scontato, voglio parlarvi di un’altra famiglia che ruota intorno a tutto questo, le maestre della scuola Giromini.

Quando parliamo di famiglia intendiamo anche chi ci aiuta a crescere, con equilibrio e armonia, alcune volte anche inconsapevolmente cioè senza saperlo. In famiglia si impara tutto quello che ci serve nella vita, poi la vita ci permette di mettere in pratica quello che abbiamo imparato, per realizzare il progetto che ci riserva il futuro.

Per me le maestre della Giromini sono come una quercia robusta, perchè è praticamente impossibile abbatterle, nemmeno con una ruspa, ma nello stesso tempo sono fragili e divertenti come il vento fra i suoi rami; loro sono come le fondamenta della scuola, perchè se la sono presa sulle spalle e la tengono ben salda, nonostante i terremoti, l’incuria di chi doveva sistemarla e non lo ha mai fatto e le promesse non mantenute di tanta gente che non merita nemmeno di essere più nominata. 
Loro invece ci sono sempre, nonostante le difficoltà di questo momento, perchè non si danno limiti, non vogliono confini nè ordini e sono sicuro che ci saranno sempre quando avrò bisogno di loro.

Loro sono un po’ come la mia famiglia allargata perchè per me l’idea di famiglia si fonda sul prendersi cura l’uno dell’altro, nel sentirsi in dovere di esserci quando serve, nello scambio e nel sostegno reciproco, soprattutto emotivo, cioè sia quando si sta bene che quando si sta male, e nella condivisione delle esperienze vissute.

In questo periodo ci sono state maestre che hanno lavorato tantissimo per me e per gli altri, in silenzio, senza chiedere niente in cambio e state certi che non riceveranno mai delle medaglie, ma potranno forse accontentarsi della mia gratitudine e della mia stima per ciò che stanno facendo, maestre che aiutano dicendoti quello che hanno imparato e maestre che chiedono aiuto senza vergogna, perchè in famiglia si fa così, bisogna sapere essere umili e capire i propri limiti per poter migliorare. 

Tante volte durante le mie lezioni la mia porta si è aperta e una maestra, anche di quelle pronte ad andare in pensione, entrava e mi chiedeva un consiglio, perchè voleva risolvere qualche suo dubbio e io, se potevo l’aiutavo, altrimenti andavo a bussare alla porta di qualche altra maestra, con la certezza di non essere giudicato o deriso, perché il segreto di un bravo maestro è anche di  insegnare ai suoi alunni che noi sappiamo tante cose, ma non sappiamo tutto e quindi, se davvero vogliamo essere bravi, dobbiamo imparare qualcosa ogni giorno.
È questo che ci si aspetta dalla propria famiglia: sostegno, vicinanza, rispetto e responsabilità. 

Abbiamo anche litigato sapete? Perchè se vivi a stretto contatto con qualcuno non sempre ti trovi d’accordo, ma poi ci siamo sempre chiariti, quindi amici più di prima, perchè a volte litigare rafforza l’amicizia invece di romperla, basta avere l’intelligenza di non offendersi e di trovare la strada giusta per spiegare le proprie ragioni. Alcune volte queste ragioni sono rimaste nelle nostre rispettive zucche e il giorno dopo abbiamo continuato a lavorare insieme.
Quando mentre lavori ci sono persone che sembrano tante formichine indaffarate, che non si fermano mai, che ti bombardano di idee e di proposte nuove, ti senti anche tu motivato e incentivato a fare sempre di più e meglio, non meglio di loro, ma meglio di te stesso, cerchi sempre un modo di migliorare.

Entrare a scuola tutte le mattine e sapere che incontrerai quelle persone indaffarate, quei sorrisi amichevoli, quegli sguardi gentili e ascoltare quei “buongiorno” sempre educati, mi manca tantissimo. 
Ecco, se mi dicessero qual è una delle cose che ti manca di più in questo periodo, oltre al poter passeggiare, o andare in bicicletta, è il buongiorno e i sorrisi delle mie maestre. Invece se mi chiedessero cosa vorresti regalare loro, direi del tempo, tanto tempo, per farne quello vogliono.


Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stessa, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contenta.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stessa,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

(Elli Michler)