domenica 31 maggio 2020

REGALI INASPETTATI

Buongiorno alla sera a tutti.
Ricevere un regalo è sempre gradito, soprattutto quando ci sono compleanni, promozioni o il Santo Natale, perchè un regalo è simbolo di gioia, di amicizia e serve a far felici gli altri. 
Non sempre però i regali riescono a stupirci e a renderci veramente felici. 
C’è anche chi pensa che basti avere tanti soldi per far felici gli altri, con quelli dicono che si possa comprare tutto quello che si desidera, quindi qual è il problema?

Fidatevi di me, il problema esiste, eccome.
Un vero Regalo, quello con la R maiuscola occorre pensarlo con grande attenzione. Solo se siamo attenti e conosciamo bene la persona a cui vogliamo portare un dono possiamo essere sicuri che sia proprio quello giusto.

Alcuni anni fa ho ricevuto inaspettatamente e proprio nel giorno di San Valentino una piccola conchiglia, raccolta per me sulla spiaggia, ma attenzione.....non dalla mia fidanzata!
Rimasi senza fiato, al solo pensiero che chi l’aveva raccolta stava guardando il mare e ovviamente pensava a me, mi aprì un mondo. 
Ricordo che immaginai di essere la conchiglia e che fossi lì, in riva al mare, ad aspettare le onde che potessero ridarmi la felicità, riportarmi il mio mare, ma sapevo anche che la sabbia avrebbe potuto travolgermi e lasciarmi così, senza speranze.
Scrissi anche una poesia per quel regalo:

Volete sapere com’è finita la storia della conchiglia?
L’onda arrivò e portò il mare e poi le stelle e tutto l’universo di cui aveva bisogno la fragile conchiglia...
Insomma un regalo niente male, vero?

Un altro regalo inaspettato e meraviglioso l’ho ricevuto qualche giorno fa: mi stavo rilassando dipingendo il muro della mia casetta quando ho sentito dietro di me una presenza, una sensazione buona, come se qualcuno mi stesse aspettando. Mi sono girato e ho visto un mio alunno che teneva in mano due buste. 
Erano per me. 
Immaginate la gioia, primo perchè purtroppo sono mesi che non vi vedo, poi perchè mi aveva portato un regalo, anzi due.
La gioia più grande è stato scoprire che nelle buste, oltre ad una bellissima lettera scritta per me, aveva messo le sue doppie per l’album degli Artonauti, perché lui si ricordava che io lo stavo collezionando.
Anch’io colleziono figurine, ma non dei calciatori, le mie sono figurine sulle opere d’arte degli artisti che hanno segnato il secolo scorso: Klee, Klimt, Picasso, Matisse, Mirò.....insomma i miei artisti preferiti, e lui se lo ricordava.
Capite quindi cosa significa un vero regalo? 
In classe ne ricevo tantissimi, soprattutto disegni e adesivi  e io li porto sempre a casa perché qualcuno diceva: “quando un bambino vi regala un disegno fatene tesoro, perchè vi sta regalando la sua anima” e quando vi regala le sue doppie?

E voi avete mai ricevuto un regalo inaspettato? Raccontatelo...


giovedì 28 maggio 2020

ANCORA GIOCO E SPORT


Buongiorno alla sera.
Di solito appena pranzato finivo i compiti e filavo a giocare fuori in cortile, in bicicletta, sui pattini, con il pallone o a correre intorno alla casa. Ero sempre in movimento, non mi fermavo mai. 
Quando pioveva o faceva veramente molto freddo e quindi non potevo uscire di casa, dovevo organizzarmi le giornate da solo o con i miei cugini, perchè i nostri genitori erano sempre molto indaffarati e avevano pochissimo tempo per giocare con noi.

I nostri giochi erano comunque sempre molto movimentati anche al chiuso, e spesso... pericolosi.
Uno dei miei giochi preferiti consisteva nel preparare con i libri una pista lungo tutta la casa, fortunatamente i libri non mancavano mai, ma i volumi più adatti perchè avevano la costa bella alta ed erano perfetti per le curve li mettevano sempre molto in alto e quindi dovevamo salire sulle spalle l’uno dell’altro per poterli prendere, rischiando ogni volta di far cadere la libreria, quindi anziché leggerli, li stendevamo su due file e giocavamo con i tappi delle bottigliette dei succhi di frutta alle macchine da corsa. 

Bastava chinarsi in ginocchio e lanciare a turno fino al traguardo, con una “schicca delle dita”, colpendo cioè il malcapitato tappino con la punta del dito medio tenuto fino al momento del lancio dal polpastrello del pollice con il movimento a molla delle dita.

 Accadeva anche che giocassi da solo e alcune volte riuscivo pure a perdere! 
Quando invece mia mamma mi proibiva di usare i libri mettevo le pattine, che erano delle ciabattine di stoffa e scivolavo lungo il corridoio sul pavimento di marmo, a cui mia mamma passava sempre la cera, perchè un tempo usava tantissimo. Erano corse velocissime che finivano sempre con un grande fracasso contro la porta di ingresso, o peggio terminavano addosso a qualche parente che, ignaro delle mie gare immaginarie, si trovava in mezzo alla mia traiettoria.

Altre volte ci sfidavamo a salire e scendere le scale fino allo sfinimento, cinque rampe niente male per quaranta scalini saltati spesso due a due per far prima. Le sfide poi erano memorabili perchè per vincere era concesso anche aggrapparsi alla ringhiera e saltare gli scalini senza neppure contarli.

Certo non erano proprio giochi tranquilli, erano faticosi ma divertenti e mi domando come siamo riusciti ad uscirne sempre illesi, cioè a non farci mai male. 
Sarà stato l’allenamento quotidiano che ci teneva forti e in forma pur non avendo palestre o attrezzi speciali?

Ed ora per voi gioco, ancora gioco, ma questa volta grazie ai nostri esperti di motoria che ci guideranno in esercizi e divertenti attività, anche dentro le mura di casa. Speriamo siano meno pericolosi dei miei...






mercoledì 27 maggio 2020

IMPARARE GIOCANDO

Buongiorno alla sera

“L’uomo è pienamente tale solo quando gioca” disse un famoso psichiatra di cui non ricordo il nome, e quindi: “Io gioco.”
Ho sempre pensato che avere sempre voglia di giocare non sia un desiderio solo da bambini, solo che quando questo desiderio si sente forte in ogni occasione potrebbe diventare un problema.
Una volta sono stato anche sgridato da chi era con me perché alcuni bambini stavano giocando a pallone in piazza e io sono scattato come un puma, ho preso la palla, ho dribblato due giocatori e ho segnato con un tiro potentissimo a fil di palo, esultando come Tardelli ai tempi d’oro...
solo che il giocatore più grande avrà avuto 8 anni e quindi diciamo che non eravamo proprio ad armi pari.

Un’altra volta una bambina di sei o sette anni mi disse che ero stato maleducato, solo perché mentre giocava a campana sono saltato dentro i suoi numeri e ho preso il sasso su una gamba sola, facendo pure una piroetta e poi gliel’ho mostrato soddisfatto, che permalosa!
Insomma giocare è sempre stata la mia passione e così mi sono divertito a giocare con il mio amico maestro Minestro per ripassare un po’ i nomi.
Che ne dite di vedervi il filmato? E non dite che a scuola non si possa imparare anche giocando...


martedì 26 maggio 2020

MUSEO A DISTANZA

Buongiorno alla sera.
La didattica a distanza non è sicuramente la soluzione giusta e definitiva per la scuola, lo sappiamo tutti e lo abbiamo vissuto, anche dolorosamente, sulla nostra pelle.
Manca il contatto, la gioia dello studio e difficilmente si riesce a trasmettere la giusta motivazione, anche mettendocela tutta.
Alcune cose però vanno salvate, anzi andranno riprese ed approfondite.
L'uso consapevole e condiviso della tecnologia ad esempio e soprattutto le grandissime risorse messe a disposizione per la scuola: musei, biblioteche, case editrici e tantissime altre risorse finalmente libere e gratuite.
Speriamo di poterne usufruire per sempre.
Oggi sicuramente potrete entrare nel Museo di Calci, a Pisa, grazie alla collaborazione dell'Università di Pisa.

Entrate a questo link e giocate, come ho fatto io, con queste attività scientifiche e veramente istruttive e divertenti:

potrete scaricarvi immagini in "A merenda al museo" oppure giocare ad una "Caccia al tesoro" in cui basterà risolvere degli enigmi per proseguire nel percorso, inoltre se avrete difficoltà potrete scrivere alla posta elettronica dell'università di Pisa, seguendo le istruzioni, sia per un aiuto, sia per proseguire nel livello più difficile, inoltre potrete scaricare un file in power point in "Una gita fuori porta" ( Il gioco funziona solo su PC con il programma Microsoft Office PowerPoint) e vi assicuro io l'ho provato ed è veramente fortissimo! 
Buon divertimento e che la didattica a distanza, per oggi, sia con voi...


lunedì 25 maggio 2020

ENERGIA TENSIONE MOVIMENTO

Buongiorno alla sera.
Ancora una volta mi avete stupito. Oggi ho chiuso il collegamento con voi pieno di speranza per il vostro futuro.
Appena spento il computer ero indeciso se piangere o riflettere, ma quando ho chiuso gli occhi per cercare la soluzione mi è tornato alla mente, come un flashback, un quadro stranissimo che avevo rinchiuso chissà in quale cassetto della mia memoria.


Vedervi girare sulla sedia come trottole impazzite, guardarvi mentre con la testa colpivate la vostra scrivania come per schiacciare le noci con la fronte, poter quasi toccare i vostri piedi che salivano vicini allo schermo, osservare i movimenti gioiosi e folcloristici di chi cantava a microfono spento qualche canzoncina ritmata di cui non sono riuscito a carpire purtroppo il titolo, ma soprattutto vedervi lanciare la maglia perché avevate caldo dopo un’ora e mezzo di lezione in cui, chiedo perdono, vi ho stressato con grammatica e coniugazioni, è stato come ricevere un fulmine in un piede, perchè in testa avrebbe fatto troppo male.

Ma la sensazione di sconforto iniziale si è piano piano trasformata in speranza e poi certezza per il vostro futuro.



Nella “Città che sale”, questo è il titolo dell’opera di Umberto Boccioni che potete ammirare in questo blog, sembra ci sia una grande confusione, se guardate in modo superficiale e senza riflettere troverete solo tanti colori che si scontrano, ma se la osservate con attenzione potrete trovarci tantissima energia, quella che non si può proprio contenere, molta tensione perchè i cavalli rossi sembra che stiano per investire e colpire gli uomini in primo piano,come le mie domande che sembrava vi schiacciassero, ma soprattutto ci troverete movimento, quello stesso, incontrollabile che vi fa apparire diversi e scombina i vostri piani iniziali, quando vi sedete composti e ben seduti appena accendete i computer.

Certo in classe è più semplice stare composti e bravi, ci sono i maestri a fare da guida, che non vi mollano un secondo, sempre con il fiato sul collo, ma dietro il computer vi sentite soli, liberi di essere voi stessi e quindi inconsapevolmente, cioè senza che ve ne rendiate conto, liberi di agire per sentirvi meglio, anche se in maniera così buffa. 
Se Boccioni mentre dipingeva avesse avuto qualcuno dietro sempre a suggerire cosa disegnare, come andava fatto, quali colori usare, non sarebbero mai esistiti i “futuristi” e nemmeno i suoi capolavori.
Loro volevano rappresentare la vita moderna di cento anni fa, era il 1900 circa e immagino si iniziasse ad ascoltare la musica alla radio, le prime macchine, l’elettricità....
Elasticità- Umberto Boccioni

Insomma un mondo di forza ed energia, una vitalità quasi incontrollabile, da incanalare nel modo giusto per poter creare dei capolavori assoluti e non dei pasticci. 

Ecco perché vi paragono ad un quadro come questo. 
Voi siete opere d’arte, capolavori della natura pieni di energia, tensione e movimento, che hanno bisogno di consigli e non di ordini, di essere accompagnati ma non indirizzati verso il futuro, perchè quello è vostro e noi possiamo solo farne parte. 
Che grande responsabilità e che bella sfida. 

Volevo ringraziare chi mi ha suggerito nei commenti che sul retro dei 20 centesimi di Euro c’è un’opera straordinaria di Boccioni che si intitola “Forme uniche della continuità nello spazio”; pensate che ho letto che è stata venduta all’asta nel 2019 per “solo” 16 milioni di dollari, speriamo l’abbia acquistata un museo, così potremmo sempre ammirarla...






giovedì 21 maggio 2020

IL VIAGGIO IN UNA BOLLA

Buongiorno alla sera.
La vita è un viaggio straordinario, pieno di meraviglie che restano impresse nella nostra mente per sempre, ma anche sorprese e imprevisti che solo se riusciamo ad affrontare con pazienza, ragione e creatività possiamo trasformare in momenti positivi.
La scuola è come un viaggio perchè si incontrano tantissime persone, alcune straordinarie, altre che si ricordano a malapena. I bambini li ricordo tutti, ma proprio tutti.

I vostri sorrisi, le smorfie, gli atteggiamenti e le parole, tante parole. Sia chiaro, non ricordo proprio le parole che dite, ma il modo in cui le usate, quello sì.

Quindi la scuola è come un viaggio: si attende, si prepara, ci si diverte, si fatica, si ricordano tante belle cose e qualcuna che sarebbe stato meglio non fosse capitata, si vola e si torna a terra, ma consapevoli che potremo ricominciare subito a preparare una nuova avventura.

Siamo noi i viaggiatori e quindi dovremo decidere noi dove andare e cosa fare durante il nostro viaggio, certo non possiamo scegliere chi incontrare, ma ci sono persone che non si vorrebbero più perdere di vista.
In ognuno di questi viaggi si incontra qualcuno che ci lascia un pensiero, un sorriso, un regalo.

La fortuna di ogni maestro è che di questi regali ne abbiamo ricevuti talmente tanti che sembra impossibile ricordarli tutti. Ed è questa la nostra magia, tenere segreti questi regali, in modo da non dimenticarli mai più, perchè un segreto non lo puoi dimenticare, altrimenti che segreto sarebbe!

Oggi ad esempio la scuola ha raggiunto una strana destinazione, come se fossimo entrati in una bolla di sapone, che leggera leggera si libra e vola nell’aria, bellissima, ma un po’ precaria, troppo, mentre la pensavate è già scoppiata...
Non importa ne faremo un’altra, ma attenzione perché preparare il sapone giusto non sempre è facile, poi se ci si mette il vento, qualche albero intorno, la bolla può scoppiare prima che tu la possa ammirare.



Insomma la scuola oggi mi piace così così, perchè sembra più leggera, mi lascia più tempo per pensare, ma poi il viaggio dove va a finire?
Vorrei tornare con i piedi per terra prima che qualcuno si faccia male, soprattutto se il pilota non riesce nemmeno a guidare.
Andreste in viaggio su una bolla di sapone?
In questo momento così delicato vorrei essere io a farmi accompagnare! 
L’unica soluzione sarebbe diventare ancora più leggeri della bolla, dovrò sforzarmi parecchio per riuscirci, prima di scoppiare, ci proverò, ci riuscirò, basterà sognare? 
Avete idee migliori? I tengo molto ai vostri pareri e se me lo chiederete cercherò di seguirvi, perché se il viaggio comunque l’avremo amato, saremo gli unici al mondo che potremo raccontare, che anche le bolle si possono domare...

Le mille bolle blu



mercoledì 20 maggio 2020

HANNO RIAPERTO I PARRUCCHIERI!

Buongiorno alla sera
Vi è mai capitato di sentirvi chiamare con un nome, un nomignolo o un soprannome che altera cioè modifica la vostra serenità interiore, cioè vi fa arrabbiare o rattristare  tantissimo?

Quando mio babbo mi diceva:”Domani andiamo da Rosario...” a me si aprivano le porte dell’inferno.
Eppure Rosario aveva un bel viso sorridente e sempre ben rasato, nel suo negozietto c’era sempre un buon profumo di fresco, gel e muschio bianco, inoltre non gli pendeva mai un capello, nel senso che era sempre pettinato. Forse perché Rosario era un barbiere!

Vi starete chiedendo perché mai da piccolo avessi terrore di andare a tagliarmi i capelli.
Ebbene, adesso che ci penso credo che il caro Rosario fosse un barbiere all’antica, di quelli che....“ci rivediamo tra sei mesi”....infatti mi tagliava i capelli talmente corti che ci tornavo ogni sei mesi e inoltre li tagliava senza una forma, sembrava mi mettesse una tazza in testa e poi  usasse le forbici per trinciare il pollo arrosto o il tosaerba elettrico.

Ma il problema non era quando mi guardavo allo specchio, il vero dramma era il giorno dopo a scuola, quando entravo in classe e tutti i miei compagni sembrava non aspettassero altro; sembrava fossero rimasti in attesa da mesi e mesi, solo per dirmi: ”Bentornato signor Spennacchiotti!”

Il signor Spennacchiotti era dunque finalmente tornato, finalmente per loro, perchè io ne avrei fatto anche a meno.
Fortunatamente Il signor Spennacchiotti restava solo qualche settimana perchè poi i ciuffi che, il giorno dopo il famoso “ taglio”, spuntavano qua e là sulla mia testa come l’erba in un campo di patate, sparivano, come lui, per tornare puntualmente al taglio successivo, un po’ come le vacanze estive.
L’unica che mi diceva che stavo proprio bene era la bidella, perchè anche la maestra non riusciva a mentire sullo scempio del mio fantasioso barbiere.

Oggi i barbieri tagliano capelli a onda di mare, a ciuffo di ananas, a prato inglese nel mese di aprile e a raggio di sole autunnale, con tanto di sfumature sul magenta o vermiglio, e tutti felici e contenti a mostrare le bizzarre acconciature ai compagni di classe, ma ai miei tempi bastava una tazzona, grande come una testa di un bambino, e via capelli e speranza di non ritrovare il signor “spennacchiotti”

Vi confesso, adesso ci sono un po’ affezionato a quel nome, perchè mi ricorda dei momenti bellissimi della mia vita, quando il problema più grande era tagliarsi i capelli. 
Però ancora oggi quando sento parlare di parrucchieri o barbieri mi si storce un po’ il naso, sarà forse colpa del signor Spennacchiotti?

martedì 19 maggio 2020

LA FORESTA DEI COLORI

Oggi durante la video lezione con voi è successa una cosa incredibile, parlavamo del blog e che non sempre gli argomenti che scrivo a voi piacciono.
Così vi ho chiesto di aiutarmi, dandomi qualche idea, qualche spunto per scrivere il post di oggi.
Le idee sono arrivate, eccome: “Parlaci dell’arcobaleno e dei colori”, “Raccontaci qualcosa degli animali e delle piante” “ Magari sulla magia” “ A me piacerebbe la primavera...” “ Maestro io vorrei il mare e il sole”

Ebbene, mentre chiedevate mi è tornata alla mente una fiaba che avevo inventato per mia figlia Irene quando era piccola e che ancora oggi racconto ad Alessio ed Elia prima di addormentarli e così ho deciso di scriverla, pensando alle vostre richieste, quindi ci troverete tutte le parole che mi avete chiesto, anche se forse non era proprio quello che intendevate, anzi vi sfido a trovarle....
I disegni sono del mio amore Silvia senza la quale non potrei essere quello che sono e sarei solo un maestro perduto...

Ora la sfida è lanciata: io vi ho scritto un post giusto per voi e quindi voi siete “invitati” a leggerlo, così ne parleremo la prossima volta che ci vedremo.


I COLORI DELLA FORESTA

C’era una volta, e  forse c’è ancora, una foresta incantata.
Era incantata perché gli alberi e i cespugli che si trovavano là erano colorati di mille e mille colori diversi.

 Proprio al centro di questa foresta, in una piccola casetta tutta di legno, abitava un orsetto.
Nessuno sapeva il suo nome, ma lui era felice perché adorava la sua foresta. 
Ogni mattina si svegliava presto solo per affacciarsi alla finestra e ammirare i suoi alberi preferiti. 


Il più bello secondo lui era un vecchio albero celestino che in primavera faceva sbocciare dei fiori azzurri e turchese, 
ma anche quello arancione con il tronco rosso e quello giallo con i rami viola gli piacevano tantissimo.

Una mattina l’orsetto si svegliò di buon’ora come sempre, aprì la finestra per vedere i suoi meravigliosi colori ma...
 Cominciò a urlare e strapparsi i peli dalla testa dalla disperazione!!!

Tutti i colori della foresta erano scomparsi e gli alberi e i cespugli  erano diventati grigi, scuri e neri....una disperazione! Com’era potuto accadere?

Si fermò a pensare, prima di diventare pelato, e prese una decisione: doveva andare a controllare, perché doveva risolvere questo mistero. 

Si incamminò lungo il sentiero e attraversò tutta la foresta, ma non trovò nessun indizio, solo tonalità di grigio e nero...

Attraversò un fiume e si avvicinò alla montagna più alta. Proprio a metà della montagna vide finalmente qualcosa di sospetto. 
Da una caverna un bellissimo arcobaleno fuoriusciva con tutti i suoi meravigliosi colori.

Questo mistero andava risolto. Non si era mai visto uscire un arcobaleno da una montagna!

Tornò subito verso casa, perché aveva bisogno dei suoi strumenti magici.
Arrivato ai piedi del suo albero preferito estrasse dal tronco il suo baule di trucchetti e prese una piccola scala, grande come un quaderno, e un vasetto vuoto,  poi gli capitarono tra le mani dei pennarelli, e prese anche quelli. Mise tutto in un sacco e ripartì. 


Durante il tragitto incontrò il suo amico cinghialotto a cui non servì dire niente, i loro occhi preoccupati parlavano più di mille parole. 
Decisero così di partire insieme all’ avventura, perché in due è sempre meglio che da soli, ma Cinghialotto lo riguardò e pensò che fosse meglio prendere la sua coperta dormigliona, perché sarebbe potuta servire.

Arrivati ai piedi della montagna Orsetto tirò fuori la scaletta, l’appoggiò per terra e pensò guardando la piccola scala: “Sali sali mia scaletta, sali sali sali in fretta...” 

Mentre la scaletta cominciò a salire Orsetto e Cinghialotto saltarono su e si fecero trasportare fino alla grotta.
Scesero facendo attenzione a non far nessun rumore, ed entrarono....

I colori che uscivano da quella caverna erano abbaglianti e bellissimi ,


così si sforzarono di osservare meglio e si accorsero che alla fine della grotta c’era qualcuno.
 Si nascosero e guardarono ben bene.....
Era lui! Dovevano immaginarlo subito. Tra tutti gli animali del mondo solo gli uomini riuscivano a modificare la natura. Alcune volte facendo cose straordinarie, altre volte usando le meraviglie della natura senza accorgersi che provocavano danni per tutti gli altri.
E lì, in fondo a quella grotta, c’era un uomo che diceva di essere un mago della natura, ma che tutti chiamavano Magonzo Birbonzo;  

Stava dipingendo un quadro enorme, un mare al tramonto con un sole bellissimo, e proprio grazie ai colori che aveva sottratto alla foresta....

Come potevano fare?
Cinghialotto tirò fuori la sua coperta dormigliona e la diede a orsetto che di nuovo lo capì al volo; si avvicinò piano piano, mentre il Magonzo birbonzo era impegnato nel suo capolavoro.

Arrivato a pochi metri da lui Orsetto lanciò con tutta la sua forza la coperta sul mago che si addormentò di colpo, non appena la coperta gli finì sulla testa.


Orsetto mise i pennarelli sul tavolo del mago in modo che al risveglio potesse continuare a dipingere, poi raccolse tutti i colori della foresta e li mise nel vaso che aveva portato.

Appena usciti dalla caverna liberarono i colori che tornarono magicamente al loro posto, scesero dalla scala che li stava ancora aspettando e tornarono felici e soddisfatti alle loro tane, con la voglia di risvegliarsi il mattino seguente per ammirare la loro foresta dei colori.

E il Magonzo Birbonzo? Secondo voi che fine avrà fatto?  Scrivetelo nei commenti così magari lo aggiungerò nella prossima magica fiaba...

lunedì 18 maggio 2020

RIPARTIAMO DA QUI

Buongiorno alla sera.
Sembra che tutto sia ripartito, anzi quasi tutto, perchè la parte più importante della nostra società e della nostra vita, cioè la scuola e quindi i bambini, sono ancora a casa.
Il motivo principale è la loro sicurezza, ma in realtà è perchè le nostre scuole non erano adatte prima del Minotauro, figuriamoci adesso. 

Ma non importa, perchè la scuola non la fanno le mura, la scuola la costruiscono le persone, noi insegnanti e soprattutto voi bambini.

Voi siete la scuola e voi dovrete ricostruirla, imparando quanto sia importante trattarla bene e quanta passione ci voglia intorno a questo mondo, anche un po’ magico, che appartiene a tutti, ma proprio a tutti.

Comunque ripartitiamo, ma con calma, mi raccomando, ricordatevi che ora siete voi Teseo e se lui non avesse seguito i consigli di Arianna e non avesse preso il filo che lo ha riportato indietro, non sarebbe mai uscito da quel labirinto maledetto.

Forza dunque e coraggio, perchè questi due mesi sono volati, anche grazie alle vostre parole, che ogni giorno mi davano il coraggio di pensare che anche senza le nostre abitudini avevamo comunque tutto quello di cui c’era veramente bisogno.

Ripartiamo dalle cose semplici, senza strafare, ad esempio dalle meraviglie della nostra splendida città, ricominciamo da  uno dei luoghi più straordinari d’Italia, dove in 30 minuti si riesce ad arrivare dai monti al mare.
Guardatevi questo video sulle bellezze della nostra zona e rifatevi gli occhi con la meravigliosa natura che ci circonda, perchè la nostra città nasconde decine e decine di tesori che tutti ci invidiano e che noi dobbiamo proteggere e migliorare, un po’ come le nostre scuole.

 Video realizzato da Fabio Costa (che ringrazio anche se non conosco) e preso su you tube


domenica 17 maggio 2020

SI PUÒ ENTRARE IN UN LIBRO?

Buongiorno alla sera.
Siete mai riusciti ad entrare in un libro?

La prima volta mi capitò con un libro che si intitolava “Tuareg”, non ricordo nemmeno chi lo avesse scritto.
Parlava di un abitante nomade del deserto del Sahara, il deserto più inospitale del mondo, che con il suo cammello affrontava le difficoltà che gli presentava ogni giorno la natura e gli altri pochi, ma agguerriti abitanti di quelle terre desolate. Ricordo che quando dovette sacrificare il suo amato cammello per poter salvarsi la vita, piansi come se quell’animale fosse stato il mio. 

In un’altra occasione mi sono ritrovato a camminare tra le strade affollate di Barcellona, in mezzo a gente vestita di stoffe grezze e sandali che con sforzi e sacrifici disumani trasportavano rocce a mani nude per costruire una chiesa: Santa Maria del Mar.
Il protagonista fugge dalla sua situazione di povero servo della gleba, in pratica da schiavo della terra che doveva lavorare gratis, costruendosi una nuova vita tra mille avventure e sacrifici, restando però sempre legato alla sua storia personale che gli servirà da fondamenta per diventare sempre più importante e utile per la sua città. 
Mentre leggevo provavo quasi un dolore fisico quando gli accadeva qualcosa di spiacevole o ingiusto e cercavo nelle parole del libro la strada per liberarmi da quell’ansia che doveva essere quella del protagonista. 
Qualche anno dopo ho veramente solcato quelle strade e visitato quella chiesa e, arrivato sulla porta ho guardato quelle rocce come se avessi dovuto trovare quella che avevo messo io, insieme ad  Arnau, il protagonista di quel libro. Mi fermai molto in quella chiesa, anche se in realtà non è la più bella di Barcellona, ma chi era con me ha capito quanto fosse importante per me respirare l’aria di quell’ambiente magico e osservare ogni dettaglio che mi tornava alla mente, come se fossi stato nel 1300.

Non so bene perché mi succeda di ritrovarmi nei libri che leggo, ma quando succede accade e basta e a volte lo trovo anche pericoloso, perchè non riesco a smettere di leggere, continuo fino a notte fonda e non vedo l’ora di ricominciare la mia avventura anche durante la giornata, tralasciando a volte le faccende di ogni giorno.

Non so se a voi sia ancora capitato, perchè non capita a tutti e io mi ritengo fortunato per questo, ma spero possiate trovare presto  il libro che vi catapulti in qualche meravigliosa avventura, così magari potrete raccontarmelo.

Se invece avete avuto difficoltà a capire quello che volevo trasmettervi dovreste leggere “La storia infinita” o almeno vedere il film tratto proprio dal libro, in cui il piccolo protagonista si immerge talmente nella lettura che diventa parte insostituibile del libro stesso, ma non voglio svelarvi di più perchè merita veramente di essere letto o almeno visto.

Qui trovate il trailer in inglese, così potrete gustarvelo senza che vi sveli troppo


Se invece volete sapere di più sul libro cliccate questo link—-> la-storia-infinita


giovedì 14 maggio 2020

VULCANI E LETTURE ALL’ORA DEL TÈ

Buongiorno alla sera.
Avete mai conosciuto persone talmente attive, dinamiche, piene di idee che è difficile stare dietro a tutto quello che propongono e vorrebbero fare?
La prima ce l’ho in famiglia. Mia zia che si fa chiamare Lisa anche se si chiamerebbe Mariaelisa, ma secondo me preferisce il nome corto per non perdere tempo, organizzava campeggi estivi con decine e decine di ragazzi, ma non era quello che la rendeva scoppiettante, erano i giochi, i modi in cui li organizzava, i libretti che scriveva e le idee che utilizzava per far sì che questi ragazzini scalmanati fossero sempre impegnati a divertirsi. E sempre con una umiltà e generosità fuori dal comune, perchè anche quando questi ragazzi, alcuni dei quali si credevano ormai uomini, provavano a mettere in discussione qualche sua attività, lei era capace di cambiarla, anche al momento, mettendo sempre tutti d’accordo e facendo in modo che i suoi insegnamenti e consigli diventassero per quei futuri uomini legami per la vita. 
Lei ha sempre avuto anche un’altra grande passione, quella della lettura. Fin da piccolo mi consigliava di leggere e mi diceva che avrei dovuto scegliere qualsiasi libro che mi ispirasse, anche dalla copertina, perchè ogni libro ha sempre qualcosa da insegnare.
Quando entravo in casa sua e vedevo la montagna di libri ordinatissimi nei mobili e nelle librerie a muro che aveva, rimanevo affascinato e per quel motivo non ho mai buttato un libro, e oggi, se non avessi una soffitta dove riporli, ne sarei completamente invaso.
Negli anni 80, quindi quasi 40 anni fa, ha creato talmente tanti gruppi di ragazzi, che hanno condiviso tra loro e con lei queste meravigliose esperienze, che praticamente mezza Avenza si conosce e si saluta per questo motivo.
Ancora oggi molti di questi ragazzini che ora hanno famiglia, figli e tanti capelli bianchi, si chiamano, si mandano gli auguri e si vedono, purtroppo ora solo sui social, ma è un miracolo lo stesso.

Un’altra persona che più che vulcanica era proprio esplosiva e se non stavi attento ti colpiva con scintille e lapilli se le passavi troppo vicino era la ex preside della nostra scuola Taliercio.
Ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare con Mirella per molti anni e ogni volta che riusciva a “beccarmi”, perché io conoscevo i suoi orari e a volte mi appostavo all’ingresso della Giromini e appena lei entrava, io uscivo dall’altra porta senza farmi vedere, (ma non glielo dite mi raccomando!) comunque quando riusciva a catturarmi mi  diceva: “Francesco seguimi che ti devo parlare di un’idea che mi è venuta in mente”.
Allora io mi sedevo davanti a lei, prendevo carta e matita e cominciavo a prendere appunti, tanti appunti, perchè quando diceva un’idea bisognava aspettarsi un libro intero, e quando avevo finito di scrivere lei mi guardava e diceva: ”Hai capito? No perché mi sembri un po’ sconvolto!”
Io allora annuivo e sottovoce le chiedevo, perchè tanto sapevo già la risposta: “ Ma per quando dobbiamo fare tutta questa roba?”
“ Come per quando...per domani al massimo, se ce la fai anche prima!”
Era così, bisognava amarla per questo, perchè lei guardava oltre, ci vedeva più lungo di chiunque altro e si mangiava a colazione provveditori e dirigenti. Amava talmente il suo lavoro e soprattutto i suoi alunni che spesso la trovavo nelle classi a far lezione, a raccontare aneddoti, cioè esperienze di vita e a parlar di scuola. 
Spesso mi regalava un libro, quasi mai di scuola, libri che parlavano di grandi donne o di pensatori, di poeti e rivoluzionari che mi hanno portato ad essere quel lottatore romantico che sono diventato oggi.
Quando le dissero che doveva andare in pensione fece il diavolo a quattro, smosse mari e monti arrivando addirittura a chiamare in Senato a Roma. Io ero lì presente che la ascoltavo, perchè lei non ci voleva proprio andare in pensione, nonostante avesse lavorato più di 40 anni nella scuola. 
Vi immaginate che scena, lei al telefono che litigava con i ministri e io davanti a lei che speravo la lasciassero ancora un po’ con noi. Ma la legge è legge e così ha cominciato a portare le sue idee illuminanti in altre sedi e in tanti altri posti diversi e, alla faccia del ministro, continua a farlo ancora.

L’ultima persona che voglio presentarvi la conoscete quasi tutti, perchè è la book-influencer per eccellenza della nostra scuola, non ho ancora capito se di lavoro faccia la professoressa o la bibliotecaria anzi la consiglialibri, che potrebbe essere il lavoro del futuro, quando questo mondo tornerà ad essere migliore per davvero.
Alcune volte mi compaiono sui social alcune immagini di libri che non conosco e che Simona commenta con gioia e passione e io mi scrivo subito il titolo e vado a comprarmelo in libreria, perchè non se ne può proprio fare a meno. Si chiamano recensioni quelle che lei scrive sui libri che legge, perchè lei legge, legge, legge sempre, e queste recensioni servono per raccontare con poche parole il perchè bisognerebbe leggere quel libro anziché qualcos’altro, ma lei non lo fa per farvi comprare il libro, lei ne parla come se un archeologo avesse appena scoperto la tomba del faraone Sethi o il santo Gral, ne parla come se volesse consigliarti di dedicare un po’ di tempo a qualcosa di prezioso.

Quando la incontrate a scuola lei è come le sue recensioni: gioiosa e piena di passione per quei libri che tiene sempre in mano.
Entra nelle classi e legge, con i riccioli che le svolazzano dappertutto e quando se ne va restano sempre le sue parole a volteggiare nella classe e i vostri occhi stupiti che la ammirano mentre vi  saluta sorridente.
In questo mese di maggio, che è dedicato al libro, Simona ha preparato degli incredibili incontri di lettura ad alta voce e in modalità a distanza “Lettura all’ora del tè” creando una classe virtuale in Classroom, dove lei, i ragazzi della LAAV cioè lettori ad alta voce e altri volontari si ritrovano con chi ha voglia di ascoltarli e passare un’ora in serenità e gioia immaginando le loro storie.

Insomma tre vulcani speciali che hanno fatto della passione per i libri e del benessere per i loro ragazzi la loro filosofia di vita.